Il canonico Medulla amava di star zitto giocando a tressetti; ma il notaio La Bella lo provocava.

—Non me ne parlate, notaio!… Busso!… Vi dico che è affare di propaganda!…

—Fanno tanta carità!

—Carità pelosa. E vi sembra decente che una signorina vada e venga sola da laggiù in paese e viceversa?… Striscio!…

—Visita gli ammalati poveri, regala medicine…

—Che medicine? Le pillolette omeopatiche le chiamate medicine?… Infine, è forse medichessa costei? Stupido, imbecille il sindaco, e più imbecille e più stupido mio fratello il dottore, che non le intentano un processo!… Dobbiamo giocare, sì o no?… Io parlo da sacerdote cattolico. E anche da persona che bada agli interessi di tutti… Ecco, con questi discorsi, mi fate fare delle bestialità! Smettiamo! È meglio!… Vinco sei soldi.

E il canonico, buttate sul tavolino le carte, si levò da sedere per rimettersi il mantello e il cappello a tre punte posati sur una seggiola in un angolo.

—Voi ridete, notaio!—egli riprese intanto che annodava i due nastri neri attaccati al collare del mantello.—Ma il veleno protestante già lavora. Volete scommettere che presto sentiremo parlare di un matrimonio tra la inglesina e il figlio del Sindaco?

—Che male ci sarebbe? La ragazza è bella, è giovane, è ricca…

—Tutti gli sciocchi, scusate, ragionano come voi. E il cattivo esempio lo contate per nulla? Sposare una protestante!