—S'insegnava una volta; e a nessuno era permesso spacciare dalla cattedra che Dio non esiste! Per questo si sono sùbito intesi bene la signorina e lo studente. E finirà… come deve finire. Tanto peggio per lei!

—Ah! su questo punto…—replicò il notaio con impeto.—Se la conosceste da vicino! È più assennata di una vecchia. Parla senza ipocrisie, ma con dignitoso contegno. Si rimane a bocca aperta udendola ragionare. E quante cose sa? E quante cose sa fare! Musica, canto, pittura. E non dico delle faccende di casa! Bada a tutto, alla cucina, al pollaio, ai fiori. Trova tempo per tutto, per la carità soprattutto. Le vostre nepoti, lasciatemelo dire, che fanno? La calza, il cucito, e sanno appena leggere e scrivere… E poi, al balcone da mattina a sera. Non dico che sia male tentar di acchiappare un marito; è cosi difficile al giorno d'oggi!

—È un'altra cosa! È un'altra cosa!

—Restate qui… Perchè non cercate di convertirla? Fareste il vostro dovere—disse il notaio con un che di malizia.

Induritum est cor Pharaonis!

—Che ne sapete? È così buona! Sarebbe un trionfo per voi.

Ma il canonico scappò lestamente, vedendo spuntare dal vicolo miss
Elsa con don Liddu.

VII.

Come il canonico aveva previsto, il figlio del Sindaco (non lo chiamavano altrimenti, quasi il nome di Paolo Jenco fosse stato più lungo a pronunziare) si era accostato a miss Elsa appena ella aveva fatto pochi passi nella piazzetta.

—Ah! Non è partito?—esclamò meravigliata, porgendogli la mano.