—Povero don Liddu! Va via mortificato—disse Paolo Jenco, senza nascondere il piacere che sentiva di poter accompagnare miss Elsa.

Ella si avviò lesta e sorridente verso la Banca notarile, seguita dal giovane che la guardava ammirandola in silenzio.

—Cara signorina, io la ringrazio—disse il notaio La Bella venendole incontro.

—Debbo ringraziarla io invece—rispose miss Elsa.—Ma non vi è un ospedale qui? Quella poveretta è malata gravemente; a casa manca di tutto; non ha chi l'assista. I suoi figliuoli sono troppo bambini.

—Sì, l'ospedale c'è; nessuno però vuole andarvi, neppure i più miserabili. Credono che medici e infermieri li lascino morire, per sbarazzarsene; ed è pregiudizio invincibile. Forse interamente non hanno torto. Quell'amministrazione è un caos!

—Ne parlerò a suo padre che è il Sindaco—disse miss Elsa.

—Inutilmente—rispose il giovane.—Bisognerebbe portar là i malati con la forza. Sarebbe peggio.

—O persuaderli col curarli bene.

—È inutile—replicò il notaio.

—Possibile? Dio mio!