—Ma sono un mucchio di sassi, buoni soltanto per piantarvi sommaco; io non li vorrei neppure regalati.

—Io, invece, non li chiedo in regalo; li pago in contanti sùbito, quel che valgono e anche più.

—Parlavo per conto mio—si corresse il notaio.—Scusate. Qui suol dirsi:—Ne sa più un pazzo in casa sua, che un savio in casa altrui.—Ed è vero. Giacchè voi li comprate, significa che vi conviene. Tanto meglio. Siete francese, signore?

—Inglese, di Dublino, in Scozia. Ma vivo da vent'anni in Italia, e da dieci corro in su e in giù la Sicilia specialmente, pei sugheri. Voglio bene a quest'isola; voglio diventare siciliano: e compro terreni per speculare. La coltivazione qui è molto indietro. Darò il buon esempio.

—Avete udito, canonico?—disse il notaio volgendosi al prete che ancora discuteva con lo scrivano l'ultima giocata di tressetti interrotta dal forestiero.—Questo signore compra i terreni di Tirantello fino al mulino del Cucchiaio. Vostro fratello il dottore ne ha un bel pezzetto… e i Laureano potranno rimpannucciarsi.

—So che lei è un notaio onesto, una brava persona—lo interruppe l'inglese senza dar tempo di rispondere al canonico avvicinatosi sgranando gli occhi, per veder bene in faccia quel pazzo che aveva denaro da buttar via.—Io mi affido a lei per le pratiche coi proprietarii e pei contratti. Una settimana basterà?

—Se dipendesse soltanto da me, vi sbrigherei oggi stesso—soggiunse il notaio sorridendo.

—Sono all'albergo là in faccia…

—Vi troverete male, caro signore.

—Non importa. Conosco gli usi; mi adatto.