Il signor Kyllea, ridendo allegramente, rispose:
—Io non mi mescolo negli affari degli altri, specialmente in certi affari.
E li lasciò soli.
XII
Il signor Kyllea era tornato trionfante.
Il Sindaco, invitandolo a un convegno per accomodare il maledettissimo affare dell'acqua, aveva pensato di mandargli incontro il brigadiere e due carabinieri, perchè lo scortassero fino al Municipio. Una gran folla ingombrava la piazza, quasi quell'acqua avesse dovuto essere spartita tra tutti, una goccia per uno.
—Grazie,—brigadiere—egli aveva detto:—O mi lasciate entrar solo in paese, o torno indietro. Se il Sindaco ha paura per sè, provveda ai fatti suoi.
Ed era entrato solo, a testa alta, col solito passo franco e risoluto. La folla si era aperta davanti a lui, ed egli era passato, guardando le persone in faccia, salutando alcuni che riconosceva per suoi lavoratori e che dovevano trovarsi là perchè c'erano tutti—tutti quei del paese, uomini e donne, giovani e vecchi—e non già perchè potessero avere qualche astio contro di lui.
Nella sala del Consiglio i pretesi interessati si pigiavano dietro il parapetto di legno che chiudeva gli stalli dei Consiglieri comunali inaugurati pochi mesi prima. Pochi Consiglieri erano intervenuti; ma il Sindaco, due assessori e il segretario erano già seduti al loro posto e avevano l'aria di formare un piccolo tribunale in attesa del reo. Dietro il seggiolone del Sindaco, in piedi, stava il notaio La Bella.
Il brigadiere introdusse il signor Kyllea dalla parte opposta a quella d'onde entrava il pubblico, e all'apparire dell'inglese, come molti tuttavia lo chiamavano, un mormorìo corse per la sala.