—No. T'amo. Ti ho amato sempre, tanto!
Ma sembrava che le parole le uscissero di bocca in modo meccanico, ch'ella le ripetesse come cosa appresa a memoria, senza che il cuore e l'anima vi prendessero parte.
Egli la scuoteva rabbiosamente, quasi brutalmente.
Ma più tentava d'infonderle ardore e slancio, più sembrava ch'ella si irrigidisse, si chiudesse in sè.
—Che pensi?… Parla!… Che temi?
—Niente!
Era divenuta pallida, come sul punto di svenirsi. Sembrava vinta da grande stupore. Nel sorriso, che di tratto in tratto le fioriva su le labbra, c'era qualcosa di indifferente, di gelido, che si comunicava a lui, che lo impacciava e lo irritava nello stesso tempo.
Egli aveva ingombrato di fiori il salottino e la camera; ne aveva sparsi per terra, sui mobili, sul letto con folle profusione, quasi volesse augurare un'uguale fioritura primaverile a quell'amore creduto impossibile, irraggiungibile e che ora avrebbe dovuto farlo delirare di gioia, e non fremere d'indignazione, e non fargli fin sospettare che ella non avesse trovato in lui quel che si era immaginato di trovarvi, e che la incredibile attitudine di passiva freddezza fosse sincera espressione del sentimento non riuscito a dissimulare.
—Ah!—le disse Ezio, con profonda amarezza.—Com'eri più amante nel mio sogno!
—Raccontamelo di nuovo!—ella rispose con dolce accento di preghiera.