Ezio Cami, fu per lunghi mesi, sotto l'ossessione di quella scena di delusione che aveva offeso il suo amor proprio e il suo amore, e che lo faceva terribilmente soffrire notte e giorno, quantunque egli tentasse ogni mezzo di distrarsi, anche perchè colei non potesse rallegrarsi degli effetti dell'opera sua, e non lo riputasse sua vittima.

Era andato, prima, a isolarsi in villa occupandosi insolitamente di cose di campagna: poi, presto annoiato, era partito per un viaggio in Germania.

Qualche lettera di un amico gli inciprigniva con inconsapevole crudeltà la piaga ancora sanguinante, dandogli larghe notizie dei pettegolezzi cittadini… Si parlava molto della misteriosa malattia della bellissima signora Arici; il marito n'era inconsolabile… E si parlava moltissimo anche della sparizione di lui, che i maligni attribuivano a una passione infelice per… E citava il nome della canzonettista straniera alla quale Ezio aveva fatto apparentemente un po' di corte.

Benissimo! Questo sviava la mùta dei curiosi dalla sua vera traccia… Era stato gentiluomo; si era saputo contenere, anche nei primi momenti; e n'era lieto, specialmente ora che cominciava a sentirsi penetrare dal dubbio ch'egli si fosse stupidamente ingannato giudicando male la signora Arici. Le notizie di quella misteriosa malattia lo agitavano, lo spingevano a ripensare tutti i particolari della scena di quel giorno; e di mano in mano che gli sembrava di vedersi schiarire davanti agli occhi l'intimo significato degli atti e delle parole di lei, un sordo rimorso lo assaliva, una profonda angoscia lo tormentava.

Era stato cieco? Era stato pazzo? Come aveva potuto non conoscere la sincerità, la grandezza di quel cuore di donna? Come s'era lasciato sfuggire il possesso di quell'inestimabile tesoro? Frivolo, scettico, non aveva mai amato, non era mai stato amato. E l'unica volta che gli era accaduto di sentirsi elevare dalla misera volgarità della sua vita, l'unica volta che una nobilissima creatura gli era venuta incontro portandogli in regalo il fragrante fiore della sua passione, la sua infinita tenerezza, l'intiera essenza della sua anima, egli l'aveva ricacciata indietro, calpestando quel fiore, spargendo villanamente per terra quella purissima essenza!…

Ah, il fatale sogno! E che grande enimma la vita umana! Un'intima voce ci avverte:—Ecco, la felicità sta per passare per la tua via!—E noi stiamo ad attenderla, guardando qua e là, vicino, lontano, a destra a sinistra; illudendoci di doverla sùbito riconoscere a certi segni, secondo certi nostri preconcetti, senza riflettere un momento che essi possano essere fallaci… E la felicità, infatti, passa via, si allontana, sparisce; e soltanto allora noi ci accorgiamo di esserci stoltamente ingannati!… È inutile attenderla ancora, ella non ripassa mai dallo stesso punto!

Filosofava così per distogliersi dall'idea di scappare da quell'albergo straniero, accorrere da lei, gettarsele ai piedi e chiederle perdono!… Inoltre, chi poteva proprio assicurarlo che egli giudicasse dirittamente ora e non allora? Come discernere, con certezza, se la misteriosa malattia che lo faceva così sentimentalmente fantasticare provenisse da profondo dolore per grave delusione, o da dispetto di orgoglio e di vanità femminile? O da altra cagione, accidentale, che non aveva niente che vedere con l'una o con l'altra?

E così quando lesse, pochi giorni dopo, in un giornale italiano la notizia del suicidio della signora Arici attribuito a momentanea esaltazione morbosa, egli rimase perplesso, con un groppo di singhiozzi che gli stringeva la gola, e con una viva repugnanza di assumere parte della responsabilità di quell'atto disperato.

Chiamò il cameriere, ordinò che gli portasse il conto dell'albergo, e cominciò a preparare le valigie. Avrebbe ripreso la sua corsa pel mondo, finchè i danari gli fossero bastati, finchè non si fosse annoiato di errare, ignoto tra gente ignota… E poi?… E poi avrebbe continuato a vivere come prima, sarebbe invecchiato, inutile agli altri e a sè stesso.. e sarebbe morto, portando con sè nell'altro mondo, come testimonianza della sua dimora in questo, assieme con un bel sogno, la soddisfazione di aver amato davvero, una sola volta… e la lusinga o il sospetto di essere stato amato davvero, una sola volta!

RACCONTAVA IL DOTTOR MAGGIOLI…