I. I microbi del signor Sferlazzo.
Si parlava di microbi.
—Il soggetto è troppo grave da poter essere accennato in conversazione—disse il dottor Maggioli.—E poi, io sono oramai un po' fuori dal mondo scientifico; sto a guardare, sto a sentire quel che fanno e dicono gli altri, e non ho più voce in capitolo. La mia opinione sarebbe di nessun valore. Quando diventiamo vecchi, non ci si atrofizzano soltanto i muscoli e le ossa, ma anche il cervello. Certe idee nuove non possiamo più assimilarcele, non riesciamo ad intenderle; e resistiamo financo all'evidenza dei fatti. In ogni modo, a proposito di microbi, ho una storiella da raccontare.
Il cavalier Carmine Sferlazzo (il suo deputato lo aveva fatto crocifiggere con la stella d'Italia perchè attivissimo elettore) non era un'aquila, oh, no! ma era certamente una brava persona.
Egli aveva letto su pei giornali molte chiacchiere intorno a questi maledetti invisibili animalini che ora si trovano dappertutto e dei quali, anni fa, nessuno sapeva niente; ma da uomo prudentissimo, che non dà retta alle fandonie dei fogli, non se n'era dato gran pensiero.
Si trattava però della salute, della vita anche; ed egli, che voleva star bene e restare quaggiù il più lungamente possibile, aveva pensato che era meglio avere netta la coscienza; per ciò era andato a consultare il suo medico ordinario.
—Dunque, questi microbi? Bisogna dar retta ai giornali?
—Siete come i contadini anche voi?—aveva risposto il dottore.
—Illuminatemi, spiegatemi tutto. Sono venuto appunto per questo.
Altro che illuminarlo! Colui lo aveva atterrito a dirittura.