—Innocente, non poteva giustificarsi. Quel che egli aveva fatto era proprio incredibile. La giustizia umana fu indulgente, dichiarandolo pazzo; ne convengo. Manlio Brezzi era un cercatore, un precursore. Quando s'intravedevano appena alcune possibili applicazioni dell'elettricità, egli già faceva studi, prove e riprove giudicate assurde, e oggi conquiste che non meravigliano nessuno. E non era un semplice sperimentatore, ma un pensatore, un filosofo, grande per lo meno quanto la sua modestia, cioè grandissimo. Egli leggeva nell'avvenire come in un libro aperto; ma non faceva profezie, determinando, specificando. Diceva:—Dovrà accadere questo e questo. Quando? Dove? Come? Non ne so nulla. Ma accadrà infallibilmente.—Per lui i secoli, nella vita dell'umanità, contavano quanto i minuti della nostra esistenza. Un sintomo sociale, impercettibile per gli altri, s'ingrandiva davanti ai suoi occhi come sotto potentissima lente, arrivava sùbito alle sue estreme conseguenze. Ed io posso testimoniare che egli non si è mai ingannato, mai! I fatti gli hanno dato sempre ragione.
—Anche quello per cui è stato condannato, ed è ammattito?—domandò maliziosamente la baronessa.
—Quello assai più di tutti, perchè è quasi un miracolo. Cinquant'anni addietro, si parlava appena di quel che oggi porta il formidabile nome di feminismo; cinquant'anni addietro nessuno sospettava che un giorno avrebbe trovato proseliti e apostoli—fuori del cristianesimo—il misoginismo, l'odio contro la donna. Brezzi li aveva intraveduti, in germe, li aveva visti crescere e fiorire con la straordinaria virtù della sua immaginazione di scienziato; e una sera, nel suo studio, d'onde usciva rare volte soltanto per udire un po' di buona musica antica, una sera potè dirmi:
—Vedi, quanto è meravigliosa l'azione latente del pensiero che ha creato, e va continuamente creando questo e gli altri mondi dell'universo! La donna, proclamando la sua emancipazione, crede di provvedere alla sua sorte, e invece non fa altro che lavorare all'emancipazione dell'uomo dall'attuale giogo di lei. E tutti e due, maschio e femina, non capiranno, per un bel pezzo, che non si tratta di loro, personalmente, ma della specie; che dovranno liberarsi, alla fine, dal capriccio, dall'accidente che è nell'individuo e nelle forze brute della Natura, e attuare la propria legge riflessivamente, cioè costringendo le forze brute a operare non a loro capriccio, per caso, ma ragionevolmente, come già cominciamo a imporre all'elettricità, che sarà tra non molto nostra schiava. Domineddio o la Natura (è lo stesso) provvide, da principio, alla specie creando l'uomo maschio e femina insieme, al pari delle Palmelle e dei Zignemi tra gli Infusorii; e se separò poi i due sessi, li avvinse e li tiene ancora avvinti per via del senso, e anche per via del sentimento, costringendoli ad amarsi perchè procreino e continuino indefinitivamente la specie… fino a che non sarà intervenuta la scienza per ricondurre la donna a quel che è stata sempre e che sarà sempre (giacchè non può essere altro): un'incubatrice di creature umane, ma senza il concorso del maschio!
Così nude e crude, queste affermazioni sembrano assurde; ma, svolte dalla sua parola dotta, feconda, quasi poetica, diventavano d'una chiarezza, e d'una efficacia irresistibile.
—Senza il concorso del maschio?—feci io quella sera, non afferrando bene il suo concetto.
—Certamente. Quel gran chimico che ha detto che noi creeremo l'uomo coi lambicchi, ha detto una sciocchezza: lo creeremo senza il maschio, senza l'amore e il sentimento e senza gli altri inutili ammennicoli; con quella stessa forza che la natura ha adoprato e adopra per la creazione, l'elettricità; facendo selezioni, scelte ora affatto impossibili, e perfezionando le specie fino al punto in cui non sarà più quella che ora è. Non ricorreremo però a lambicchi, a fornelli o ad altro macchinario più complicato; ci serviremo del fornello, del lambicco, dell'eccellente macchinario che la natura ha elaborato a questo scopo; della vera Magna Parens, della donna; non sapremmo inventare niente che valga a sostituirla.
—Insomma, secondo te—lo interruppi—arriveremo alla fecondazione artificiale per via dell'elettricità…
—C'è qualche matto che già sperimenta, e che crede d'essere già su la buona via di scoprire…
E scrollava il capo, con benevola malizia nel sorriso e nel lampo degli occhi.