—Peggio per essa!
—Come? Lei, uno scienziato positivo…
—Non mi aduli! Scienziati sono coloro che fanno progredire la scienza. Io, tutt'al più, merito di essere chiamato studioso. E soltanto con questa qualità ho ardito di domandare: Che ne sappiamo? Ogni individuo è un mondo a parte, un caso specialissimo. Le generalità, creda, sono metafisicherie senza costrutto, o piuttosto, costruite artificiosamente da persone per bene, non c'è dubbio!, di grande ingegno, chi vuol negarlo?, le quali però hanno fretta di riassumere, di concludere, dimenticando la gatta frettolosa che fece i gattini ciechi, secondo la sapienza dei secoli!
Anormalità! Pervertimenti! È presto detto. Io potrei anche sostenerle, e con ottime ragioni, che in certi casi, quel che più ci sembra anormale, infine, non è altro che il normale spinto al suo estremo e completo sviluppo… Ma lasciamo stare le astruserie. Niente convince meglio di un bel fatto. Lei ha recato parecchi esempi di passioni giudicate anormali. Che dirà quando io le avrò narrato il più strano caso di gelosia che, forse sia accaduto finora? Lo so, dirà:—Pervertimento di sensi! Pervertimento di coscienza!…—A che discutere? Finiremmo con fare scappar via le signore, e saremmo davvero imperdonabili.
—Questo poi no!—disse, con un bel sorriso, la baronessa
Lanari.—Quando parla lei, le signore non scappano; anzi!
—Probabilmente, perchè come tutti i vecchi ho sempre qualcosa di nuovo da raccontare. Infatti, un marito della specie del mio amico Bertagni—è morto da un pezzo, e posso nominarlo senza riguardi—non si trova a ogni piè sospinto.
Noi ci vedevamo soltanto al caffè, dove andavo quasi tutte le sere, per tre partite di bigliardo con lui e con altri due amici. Non ero il suo medico di famiglia. Nella giornata, c'incontravamo di rado, e scambiavamo, in fretta e in furia, un saluto. Egli aveva i suoi affari; io i miei malati… E poi, da qualche tempo in qua, volevo evitare di ritrovarmi, anche per pochi istanti, da solo a solo con lui. Non ero sicuro di non commettere la bestialità di scaraventargli a bruciapelo:
—Ma insomma, sei cieco, o… contento? Tu solo non ti accorgi?… Tu solo non badi?… Che uomo sei?…
Quella sua serenità, quella specie di sfida—immaginavo—gettata in viso alla gente con lo starsene sempre alle costole di colui che lo rendeva… ridicolo, oh, m'indignava! Poi riflettevo:—Bertagni non è uno sciocco, nè un vile; lo conosci fin da bambino. Deve soffrire immensamente e non vuol farlo capire! Lasciagli almeno il pudore della sua disgrazia! Ma una mattina, insolitamente, ecco Bertagni da me.
—La signora Lucia sta male?