—Lucia sta benissimo.
—Stai male tu dunque?
—Sì; ma la tua arte non può far niente per me.
—E… allora perchè sei venuto?
—Per sfogarmi!… E per consultarti.
Abbozzai un gesto di stupore, ma non così abilmente da poter farlo passare per sincero.
—Eh, via!… Tu sai, come tutti gli altri!… È inutile fingere… Ti ringrazio della gentile intenzione—soggiunse, vedendo che tentavo d'insistere in quella dichiarazione di ignoranza.—A me, credimi, non importa niente di quel che tutti sapete! Tre anni fa, sì, ci fu un momento—sono di carne anch'io!—che avrei fatto strage di lui, di lei, dei loro complici… A che pro? Ci eravamo sposati per amore; amavo Lucia con tenerezza paterna—ho dieci anni più di lei!—E poi!… Aveva confessato; mi s'era buttata ai piedi implorando:—Perdonami!… o ammazzami!—Sembrava una pazza.. La presi tra le braccia.. la baciai… e le perdonai!
—E l'ingrata ha ricominciato?—lo interruppi.
—Ha continuato—egli rispose con incredibile calma.—Io non le avevo chiesto l'assurdo; non volevo costringerla a mentire peggio di prima. Capivo ch'era stata trascinata da folle passione; cercando di comprimerla, di soffocarla, lei stessa ed io avremmo ottenuto l'effetto contrario. E, senza ombra di amarezza o di sarcasmo, senza atteggiamenti melodrammatici, con gran semplicità di parola e di gesto, le dissi:—Attenderò. Tutto finisce a questo mondo; finirete di amarvi anche voi due. Intanto, io sarò per te, più che un amico sincero, un complice… Oh, rassicurati! Ti voglio troppo bene da mentire fanciullescamente…
—Hai avuto questa forza d'animo?—esclamai.