—Lo credevo anch'io; ma ho dovuto ricredermi. E morrò col dispiacere di non poter assistere alla Redenzione dei capolavori, come il mio professore la chiamava.
—Ci sarà dunque pure un Cristo per le opere d'arte?
—Sì, baronessa; e sarà quella stessa divina forza che le ha create: il Pensiero!
—Vuole sbalordirci, dottore!
—Quando avrò raccontato quel che ho visto con questi occhi, lei penserà diversamente.
—Quante stranissime cose ha viste!—esclamò la baronessa con fine espressione di malizia.
—Privilegio della vecchiaia! Quel mio professore di fisiologia aveva un gran difetto; era eccessivamente modesto.
Soleva dire:—Più la scienza va avanti e più diviene ignoranza!—Modo suo speciale per indicare che ogni mistero schiarito ce ne mette sùbito innanzi parecchi altri e maggiori. La modestia di quel grand'uomo proveniva dalla sua immensa dottrina. Diceva pure:—Una verità precoce può esser utile assai meno di una menzogna opportuna.—Ed è vero. Ma se io dovessi riferire tutti i sapienti aforismi del mio vecchio professore non la finirei fino a domani.
Per arrivare al concetto della Redenzione dei capolavori, egli era partito dall'idea che il pensiero umano, creando un'opera d'arte, non poteva agire diversamente dal pensiero divino che agisce nella natura. Secondo lui, si trattava anzi dell'identica forza creatrice, con la sola differenza che il pensiero divino opera nella natura direttamente; indirettamente, per mezzo dell'umano organismo, nell'opera d'arte.
Io, materialista in quel tempo, sorridevo sotto il naso udendo queste metafisicherie dalla bocca di un professore che, appunto per la scienza da lui coltivata, la fisiologia, giudicavo avrebbe dovuto essere più materialista di me. Lo ascoltavo però con rispetto, perchè infine le sue metafisicherie si abbarbicavano sempre a un fatto, a parecchi fatti che gli esperimenti rendevano indiscutibili. Pensavo—È un gran poeta costui!—e ignoravo di dire una profonda verità, giacchè poeta significa: creatore o, meglio, rivelatore.