—Non mi ha lasciato finire—esclamò dolorosamente—e mi ha voltato le spalle!:.. Ho fatto male? Forse, ahimè, ho accelerato la catastrofe che avrei voluto impedire!… E per ciò oggi che ho il cuore assai più oppresso, e sento un gran bisogno di sfogarmi nel seno di un amico fidato, sono venuto da te. Scusami!… Povera Lucia!

Non l'ho riveduto più, nè ho mai saputo la soluzione di questo caso, forse unico, di gelosia maritale. Io dovetti lasciare Torino alcune settimane dopo, e non vi sono più ritornato. Appresi a San Francisco che il buon Bertagni era morto di nefrite, nel '50.

IV. La redenzione dei capolavori.

—Che ne dice, dottore?—domandò la baronessa Lanari.

—Non ho capito bene—rispose il dottor Maggioli.—I giovani di oggi fanno da vecchi anche parlando. A vent'anni—ahimè, più di mezzo secolo fa—la generazione a cui appartengo urlava, gesticolava fin ragionando di cose ordinarie, metteva in ogni suo atto quella vivacità e quell'entusiasmo che poi produssero le quarantottate… Non rida, giovinetto mio—egli proseguì, rivolgendosi a colui che aveva parlato.—Le quarantottate sono valse a qualche cosa; e, forse senza di esse… ma non entriamo nella politica. Volevo dire che non ho afferrato bene il senso delle sue parole; lei parlava troppo piano.

—Per timidezza,—lo interruppe il giovinetto.—La mia opinione avrebbe potuto sembrarle un'enormità.

—Abbia il coraggio di affermare qualunque enormità ad alta voce. È un modo come un altro di far progredire l'umanità. Lei dunque sosteneva…

—Che un giorno noi ci sbarazzeremo delle nostre gallerie d'arte, vendendole ai selvaggi del centro dell'Africa, della Nuova Zelanda, della Papuasia, agli Esquimesi, agli abitatori dei Poli, se ce ne sono. Quadri e statue serviranno loro da giocattoli, fino a che quei selvaggi non si saranno anch'essi inciviliti; se pure, da fanciulli grandi, non li sciuperanno prima, per vedere come sono fatti, precisamente come praticano i nostri fanciulli coi giocattoli di Parigi e di Norimberga.

—S'inganna, riprese il dottore sorridendo.—Così le avrebbe risposto il mio vecchio professore di fisiologia, se lei gli avesse espresso questo suo convincimento. Tra quattro o cinque secoli—egli metteva una lunga data per precauzione—i veri capolavori di pittura e di scultura non esisteranno più, cioè non staranno più chiusi nelle gallerie, ma andranno attorno pel mondo, vivi, immortali, e genereranno altri esseri, immortali al pari di loro; e formeranno, forse, il nucleo dell'umanità futura.

—Questa, sì, è un'enormità!—esclamò la baronessa.