—Ah, notaio! Voi tirate per l'inglese.
—Io non tiro per nessuno, ma per la verità, per l'onestà. Dobbiamo spogliarlo perche è inglese? Non è uno sciocco, sappiatelo. E poi, ci sono i periti, c'è il catasto. Dovreste benedire la divina Provvidenza che vi manda costui a questi lumi di luna. Darà lavoro a tutto il paese. Ha intenzioni grandiose. Non è pero uno sciocco, vi ripeto. Se si accorge che volete approfittarvi, è anche capace di andarsene d'onde è venuto. La Sicilia è vasta; e allora vi morderete le mani! Tenetevelo per detto.
—Notaio, fate voscenza.
—Niente affatto; ve la vedrete con lui. Eccolo qua.
Il signor Pietro Kyllea diede una forte scossa di mano al notaio e guardò in viso quella ventina di persone che gli si affollarono attorno, osservandole a una a una, poi domando:
—Sono i proprietari?
—Gran parte. Qualcuno verrà più tardi.
I più premurosi ad accorrere erano stati i contadini, i piccoli possessori, ai quali non sembrava vero di poter vendere terreni ingrati da cui non riuscivano a cavar niente, all'infuori di magri pascoli per le capre e pel bestiame. La inattesa ricerca aveva intanto destato in essi tutte le avidità del povero che vive in continua diffidenza contro il ricco. Nello stesso tempo che si rallegravano della incredibile fortuna loro capitata, volevano ricavarne più che era possibile; quasi la ricerca centuplicasse il valore dei loro terreni, e nascondesse un tranello. Fino allora non si erano accorti di possedere un tesoro. Ora, non avrebbero voluto lasciarselo strappare di mano.
L'inglese si rivolse al notaio:
—Facciamo una nota. Sceglieremo due, tre periti. Se possiamo metterci di accordo senza andar tanto per le lunghe, meglio. Se no, buona notte!