Il capolavoro di Sebastiano del Piombo era irrimediabilmente deformato; quasi la pelle di quel florido viso femminile fosse stata ridotta una vescica sgonfiata, raggrinzita e appiccicatasi, seccando, su la tela.
V. Due scoperte.
Che cosa era accaduto durante la giornata al dottor Maggioli? Qualcosa di lieto certamente, perchè in quella sera lo vedemmo entrare in salotto così arzillo e così allegro da irradiare il suo buon umore su tutte le persone colà raccolte.
—Sentiamo il suo parere—gli disse la baronessa Lanari.—Ma già lei lo ha espresso anticipatamente con la pratica; non ha preso moglie. Il cavalier Borrelli sostiene che artisti e scienziati dovrebbero restare celibi; non si può servire a due padroni, egli afferma.
—Sarei giudice e parte nella quistione—rispose il dottor Maggioli.—Per ciò riferirò soltanto come credeva di averla risoluta un luminare della scienza tedesca.
Nessuno, meglio del chiarissimo professore Jonath von Schwächen della piccola ma celebre università di Entmannt nello Schwazabourg, nessuno ha sperimentato meglio di lui la verità di quel proverbio. E nel suo caso c'era l'aggravante, come direbbe un avvocato, che, invece di due padroni, egli doveva servire due padrone: la moglie e la scienza.
—Avrebbe potuto scegliere!—direte. Eh, no! oramai la scelta non era più possibile. Fatta la sciocchezza di prender moglie—e vi assicuro che non era stata una sciocchezza, perchè la signora Von Schwächen rappresentava quel che c'è di più grazioso, di più roseo, di più biondo e nello stesso tempo di più solido nel tipo viennese—fatta, come suol dirsi, la sciocchezza di prender moglie, il povero professore non aveva altri mezzi di mantenere la sua cara metà all'infuori di quelli che poteva apprestargli la scienza; scienza a cui aveva consacrata tutta la sua giovinezza, vivendo di patate e di birra per parecchi anni, e di castagne in alcuni mesi dell'anno, intestato di riuscire una celebrità nel ramo della neurologia, scelto non so perchè, ma certamente non a casaccio.
A trent'anni infatti, egli era già additato come una delle glorie più luminose di questa nuova branca della antica fisiologia; le sue scoperte si contavano a dozzine; e due o tre di esse avevano sconvolto da cima a fondo scienza e scienziati, aprendo larghi spiragli di verità neppur sospettati fin allora.
Come il giovine professore, conquistato meritamente un alto posto nella piccola, sì, ma celeberrima università di Entmannt, avesse conosciuta, conquistata e sposata la bella e spiritosa signorina Elsa Meizen, non importa raccontare, quantunque sia assai interessante. Mi menerebbe troppo lontano e poi insinuerebbe qualcosa di leggero e di voluttuoso in questa narrazione che tenta di spaziare nella più seria e più elevata atmosfera scientifica. Basti sapere che i tormenti intellettuali del professore nella terribile lotta coi più complicati misteri della vita animale, erano eguagliati dai tormenti del marito che voleva—e chi può biasimarlo?—rimanere unico e assoluto possessore del tesoro di grazia di Dio che la sua buona sorte gli aveva concesso.
Non già che la signora Von Schwächen gli avesse dato il minimo pretesto di farlo sospettare della di lei purissima virtù; no, mai! Ma la bella e dolce signora non poteva impedire che gli sfaccendati di Entmannt, e specialmente i giovani studenti, non la perseguitassero con la loro troppo visibile e troppo significativa ammirazione, tutte le volte che ella accompagnava il marito nei giardini pubblici e nelle birrerie della città e dei dintorni; e il professore non era così assorto dagli esperimenti e dalle scoperte scientifiche da non accorgersi delle insidie che venivano tese alla sua felicità maritale.