Fino a un certo tempo egli si era difeso da ogni possibile malanno con l'interdire alla moglie e interdirsi qualunque relazione di società e d'intima amicizia, calcolando anche un po' su la lentezza degli istinti amorosi dei suoi compaesani, che sogliono divagarsi troppo a lungo per via, dietro il poetico e il sentimentale, prima di arrivare al positivo.

Figuratevi dunque la meraviglia e lo stupore di tutta la piccola, sì, ma pure pettegola cittaduzza di Entmannt, quando si seppe che l'orso di Düsseldorf come era chiamato il professore perchè nativo di colà, si era ammansato tutt'a un tratto, e frequentava le riunioni e riceveva in casa sua e dava fin pranzi per far ammirare, diceva, l'abilità culinaria della sua giovine signora.

Dirò subito di che si trattava.

Il gran neurologo—per caso, come accade sempre, ed egli non voleva accrescere, nascondendolo, il merito della sua scoperta—il gran neurologo, tormentando cavie e conigli e altri simili animali condannati dal destino alla vivisezione, si era accorto che certe sue operazioni intorno a non so qual paio di nervi, precisamente a sinistra della spina dorsale, producevano nei suoi soggetti di studio una rapida quanto durevole estinzione della facoltà amatoria, senza nessun pregiudizio delle altre funzioni vitali, anzi con evidente benefizio della salute. L'operazione poteva venir fatta con tale semplicità di mezzi, con tale sicurezza di riuscita, che non è da meravigliarsi se nel cervello del professore, continuamente agitato dal timore di perdere per lo meno l'esclusività del possesso del suo tesoro coniugale, nascesse subitanea la diabolica idea di servirsi di quella scoperta unicamente per sua personale difesa, finchè durava il pericolo, prima di abbandonarla all'universale patrimonio della scienza.

Ed ecco come cominciò a procedere e continuò per due anni a Entmannt il terribile difensore del suo diritto di marito. Adocchiato il più assiduo e il più intraprendente dei corteggiatori di sua moglie, lo invitava a pranzo e lo ubbriacava. Appena l'infelice, designato a esser vittima del fatale bisturi, cascava col capo su la tavola, il professore, aiutato dal servo, lo trasportava nella stanza dov'era già preparato un letto per riceverlo. Con la scusa di vegliar l'amico, egli si chiudeva per pochi minuti con l'addormentato suo ospite, lo rovesciava bocconi, metteva a nudo quel punto che la sua scoperta gli aveva additato, faceva la invisibile puntura… e tutto era finito! La mattina dopo, colui si svegliava, oh quantum mutatus ab illo!… E così lo sterilizzato personaggio—come egli con moderno vocabolo scientifico lo chiamava—poteva rimanere assiduo frequentatore della casa e dei pranzi, senza che la virtù della bella e seducente signora Von Schwächen corresse pericolo.

Il delitto scientifico—bisogna qualificarlo tale—rimaneva, non che impunito, ignorato, perchè le povere vittime non erano in caso neppur di supporre d'onde poteva essere derivata la loro disgrazia; e avevano il più grande interesse di non divulgarla.

Se non che c'è nel mondo, a quel che sembra, una giustizia assai più oculata e più tremenda della pretesa giustizia umana! E, tardiva ma inesorabile, essa raggiunse il colpevole al suo ottavo o nono delitto.

Ermanno Flart era uno dei più bravi discepoli del professore, e suo aiuto in molte delicatissime esperienze. La giovinezza, la natura estremamente vigorosa, anzi eccessiva, lo spingevano a lusingarsi di poter essere anche aiuto del professore in certe intime funzioni, che questi, da buon marito, pretendeva di eseguire da solo.

Quando si accorse delle mostruose intenzioni del prediletto discepolo—mostruose, perchè rivelavano la nera ingratitudine di cui egli era capace—il professore non potè frenarsi dal prorompere in eloquentissimi sfoghi contro la precoce perversità dei giovani moderni; ma il suo sdegno si centuplicò allorchè potè accertarsi che la sua fin'allora impeccabile metà incoraggiava, forse inconsapevolmente, gli slanci amorosi dello studente con occhiate e sorrisi in modo insolito prodigatigli ogni volta che quegli veniva a trovare il professore in casa o lo accompagnava nelle passeggiate e nelle diverse stazioni alle birrerie assieme con la sua bionda metà.

Occorreva provvedere e sùbito; e per ciò Ermanno Hart ricevette, da lì a due giorni, un invito a pranzo, pel quale non seppe nascondere la grandissima gioia e la immensa soddisfazione.