Pareva che su quella casa piena di sorrisi di giovinezza e di sorrisi d'arte si appesantisse tutt'a un tratto un'ombra di muta tristezza con la grave cefalalgia che faceva gemere la povera Diana nell'oscurità della sua camera dove non doveva penetrare un fil di luce.

Suo marito le stava seduto al capezzale e sembrava anche a lui che il buio, mentre contribuiva a non rendere più acute le trafitture di cui si lamentava sommessamente Diana, serviva a calmare le agitazioni del suo spirito intorno alla malattia di lei, contro la quale lottarono invano due famosi dottori.

In certe ore di maggior desolazione, un terribile sgomento lo invadeva: di perdere la bella adorata creatura nel più spaventevole modo, con la pazzia. All'idea che avrebbe veduto sopravvivere, chi sa per quanti anni! il corpo della infelice, mentre la sua intelligenza andrebbe di mano in mano immergendosi nelle tenebre dell'ebetismo, Pietro Borgagli si sentiva straziare da una specie di rimorso, quasi egli avesse contribuito con la sua arte a produrre quell'eccitazione, quell'esaltamento nervoso nel delicato impressionabile organismo della sua giovane moglie.

Per ciò non l'abbandonava un momento, per sviare a forza di affettuosissime cure il tremendo pericolo; a forza di volontà anche, tentando di comunicare a lei, come sapeva che fosse possibile, tutto il suo vigore di salute, col tenerle strette le mani scosse sempre da lievi tremiti, indizi delle intime agitazioni che la travagliavano.

Da un mese, egli era entrato due sole volte nel suo studio, e per pochi minuti, provando dolorosissima ripugnanza di tutto quel che richiamava alla sua memoria il lavoro: carta, penna, libri, giornali.

E così fu preso da gioia infantile la mattina che Diana, entrata in piena convalescenza volle ricondurvelo per mano e intronizzarlo, com'ella disse, davanti a la scrivania.

Egli aveva dovuto obbedire, ma sùbito si era alzato per stringerla tra le braccia, per baciarla con tale impeto che fece venire a Diana le lacrime agli occhi dalla straordinaria commozione.

Tenendosi per mano si erano affacciati al largo terrazzino che dava su l'aperta campagna. Gli pareva che tutto sorridesse in quella stesa di verde dorato dal sole, e che terminava laggiù laggiù, nella scintillante striscia di mare interrotta qua e là dalle chiome degli alberi, per cui prendeva apparenza di una sequela di azzurri laghetti.

— Guarda! — egli disse, indicando una bassa nuvola scura che si avanzava rapidamente.

Come avanguardia, centinaia di allodole si precipitarono per l'aria, volteggiando, inseguendosi — pareva — radunandosi compatta disperdendosi, spaurita — ora si capiva bene — dalla presenza di due falchi che intanto non riuscivano a ghermirne una. Ed ecco il grande sciame, di migliaia e migliaia di allodole, la bassa nuvola scura, che accorreva — se ne udiva distinto il forte strillìo — per resistere all'assalto col numero almeno, fuggendo poi via, lontano, per l'aperta campagna, poi mentre i due falchi proseguivano il loro feroce inseguimento.