William fece un profondo inchino. Il dottor Cymbalus gli stese la mano.
— Maestro, il mio amico ha bisogno della sua scienza — disse Hermann, sorridendo all'Usinger.
— È ammalato?
— Più che ammalato: è deciso di ammazzarsi.
— Così giovane?
— Sì, maestro, così giovane!
— Non viene certamente da me perchè gliene fornisca il mezzo — disse il dottore. — Ma entriamo in casa. Ragioneremo con più comodo.
Il dottore condusse i due ospiti nel suo gabinetto di studio, vero caos di libri, di carte, di mappe, di strumenti, di boccette, di vasi, di cranii, di preparati anatomici, di scheletri umani. L'Usinger, entrando, sentì dei brividi per la schiena.
Il dottore sedè su la poltrona dietro il suo tavolino. I due amici gli sedettero di faccia.
Quella figura di vecchio scienziato era dolce e serena. La fronte spaziosa e solcata da rughe profonde, l'occhio vivo e scintillante nonostante le veglie sostenute per mezzo secolo in pro della scienza e dell'umanità; il labbro quasi sempre sorridente, la posatezza delle maniere, la bontà della parola, tutto rivelava in lui una natura elevata; di quelle che, dal sapersi più grandi delle altre, attingono la virtù dell'umiltà che le fa venerande.