Mentre Hermann, aiutato dal servo del dottore, rivoltava bocconi il suo povero William reso insensibile, il dottore cavava fuori dalla borsina due aghi e una lancetta, preparava due fasce e stendeva sopra cuscinetti di filacce un po' di quei liquidi rossi e nerastri delle boccette, che sùbito si rapprendevano.

Era soprappensiero.

— Lasciatemi solo — egli disse — e non entrate prima che io suoni.

Trascorsero dieci minuti; durante i quali Hermann, che origliava dietro l'uscio, non sentì altro nella camera che il passo affrettato del Dottore dal letto al tavolino e dal tavolino al letto. Benchè non dubitasse minimamente della riuscita, era agitatissimo. Tremava, non vedeva l'ora che l'uscio della stanza di William fosse stato aperto.

Il dottore suonò,

— Tenetevi pronti — disse, vedendo entrare Hermann e il servitore. — Appena si sveglierà, le sue convulsioni saranno tremende.

Un lento mugolìo annunziava da lì a poco il ritorno ai sensi dell'Usinger.

Le filaccie, trattenute da due fasce nel mezzo della spina dorsale e all'occipite, indicavano il posto dove l'operazione aveva avuto luogo, non vi si scorgeva traccia di sangue.

William stirò le braccia con moto convulsivo, poi le lasciò cadere come sfinite. Tentò svoltarsi, ma non riuscì. Lo lasciarono fare. Il dottore aveva raccomandato di intervenire soltanto nel caso che quello cercasse di strapparsi le fasce.

Il mugolìo diventava a poco a poco un urlo prolungato. William mordeva i cuscini, tormentava con le mani le lenzuola e le materasse, si agitava con tutta la persona, e urlava: