— Era orribile! Era orribile! Imbecille! Dovea prevederlo! La colpa era tutta sua, imbecillone! Ah, certo il diavolo gli aveva suggerito di rimaritarsi!

Il sangue gli montava a fiotti alla testa e gli sconvolgeva il cervello. Quei terribili progetti di vendetta che gli si abbozzavano nella mente, uno sopra l'altro, alla rinfusa, gli davano il capogiro. E dimenticava il vecchio Giuseppe singhiozzante in un canto.

— Grazie! — gli disse, facendo uno sforzo per ricomporsi e asciugandosi gli occhi.

Voscenza deve perdonarmi! Avevo rimorso di star zitto. Ed ora... che farà voscenza? Non si danni l'anima, non si danni l'anima! Lo mandi lontano...

— Mio figlio!... Mio figlio! — mormorava il barone, cacciandosi le mani tra i capelli.

***

Il barone Russo-Scaro era sui quarantanove anni quando avea sposato Cecilia di Pietranera appena di ventidue.

— Tu commetti una grande sciocchezza — gli disse suo zio l'abate di San Benedetto.

— Cecilia è la bontà in persona — avea risposto il barone.

— Sarà sempre una matrigna...