— Anzi!
Il barone si era sentito togliere un gran peso dal petto.
***
La villa del Gelso Nero era deliziosamente situata in mezzo a quel giardino di aranci, quantunque che non fosse molto bella con quel casamento a due piani. Dietro la siepe di nespoli del Giappone, di pomi e di peri che circondava la spianata, gli agrumi affacciavano le loro cime luccicanti, di un verde bronzino. L'aria era tutta imbalsamata dal profumo della loro zàgara.
Nei primi giorni, la baronessa e il figliastro si eran trattati con un po' d'impaccio. Giorgio non sapeva adattarsi a chiamare mamma una matrigna così giovane; a lei non riusciva di chiamarlo semplicemente Giorgio, e gli dava del baronello.
Facevano lunghe passeggiate, a piedi o a cavallo, insieme col barone. Qualche volta andavano anche soli, quando il barone s'intratteneva a dare un'occhiata ai lavori dei calabresi che sterravano la vasca. Così in meno di due settimane l'impaccio fra matrigna e figliastro era stato vinto. Già si davano del tu, e il barone n'era lietissimo.
Giorgio, gracile, bianco, pareva un fanciullo addirittura, con quei capelli d'un biondo cinericcio e quella straordinaria dolcezza dello sguardo. Però la sua voce, armoniosa, femminile, turbava la baronessa. Sentendolo parlare, ella lo guardava fisso. Tanta gentile freschezza le ridestava, tumultuosamente, le sue prime sensazioni di ragazza. Fremiti deliziosi le correvano per tutta la persona; il cuore le si gonfiava.
Quando passavano la mattinata nell'uliveto, sul prato smaltato di fiori e dorato dal sole, o in giardino — egli sdraiato bocconi tra l'erbe, all'ombra di un magnifico albero di arancio; ella seduta al suo fianco sul cuscino che Giorgio portava apposta — intanto che questi leggeva ad alta voce, con una monotonìa d'inflessioni efficacissima, Cecilia stava ad ascoltarlo lavorando all'uncinetto. Di tanto in tanto quei suoi begli occhi neri lampeggiavano fra l'ombra dei rami; poi restavano assorti in un punto lontano.
— Sai che in collegio t'odiavo? — le disse Giorgio una volta sbucciando un'arancia.
— Davvero? E perchè?