Restava il barone Paolo Foli, bel giovane, capo ameno, che tutte le settimane, con tono di tragica serietà, invariabilmente soleva ripeterle:

— Marchesa, è inesplicabile come non siate già pazzamente innamorata di me. Questo però non impedisce che io lo sia di voi!

La marchesa, tutte le settimane, invariabilmente, gli porgeva a baciare con affettata sentimentalità la sua manina di vedova, bianca, vellutata, e rispondeva:

— È inesplicabile!... Ma pure è così!

Nelle serate di casa Bellati il barone Paolo Foli era chiamato l'inesplicabile. La cosa sembrava non andasse oltre i limiti di un semplice scherzo. Infatti fra gli invitati a Borzano, magnifica villa del conte Rampa, il barone quel giorno le avea ricantato il suo ritornello a colazione, in giardino, alla passeggiata, e, poco prima, anche nel salotto dove tutti si erano riuniti dopo il pranzo a terminar la serata ciarlando, facendo un po' di musica e, in mancanza di qualcosa di meglio, svagandosi con giuochi di società.

Il barone, vedendo accostare la marchesa, si era sdraiato su la poltrona con la fiera attitudine di un uomo molto difficile a contentare.

— Oh, sentite! — ella gli disse; — se fate lo schizzinoso, vi pianto.

— Per la grazia di Dio, c'è un direttore in salotto! — rispose il barone.

E additava il cavalier Vergati che se ne stava là, ritto, impettito, a pochi passi, tutto compreso della solennità del suo ufficio.

Il cavalier Vergati s'inchinò profondamente: