— No, è una mera picca, ho ragione io...
Ma ecco che nel luglio e nell'agosto Pìula ridivenne scuro scuro.
I capelli non mostravano più l'assiduità delle carezze del pettine e dell'olio coll'essenza di spigo. I petti delle camicie rimanevano in mostra fra lo sparato del corpetto quantunque fossero evidentemente un po' troppo sgualciti. La cravattina nera, stretta come un nastrino di seta, era stata sostituita da certe cravattacce a nodo scorsoio che mostravano i denti. Il viso gli si era disfatto in un paio di settimane come una pera mezza. E viveva appartato, evitando anche gli amici. Ai primi freddi dell'autunno aveva già ripreso il ferraiuolo di panno verde-bottiglia col collare un po' unto e, al solito, gemeva quei suoi ah! da vera Pìula, peggio di prima.
— Te lo diceva io?
— Oh, non me ne parlare! Chi poteva prevederlo? Volevano farmi passare per grullo; volevano abusare della mia passione per la ragazza..... Capisci bene che....
— Capisco benissimo!
— E poi, sai che c'è? Son contento di non esserci cascato. La ragazza... mettiamola da parte; un angelo di bontà. Non bella, se vogliamo, ma un angelo, una perfetta donna di casa, massaia, prudente... quel che ci vorrebbe per me; e se si fosse trattato soltanto di lei!.... Ma la parentela!.....
— Non è poi il diavolo!
— No, ma noiosa, permalosa, esigente, piena di pretese, con tanti fumi in testa pei suoi quarti di nobiltà, che più non valgono un fico secco. Non si vive di quarti, disgraziatamente! I quarti io li capisco accompagnati da centinaia di migliaia di lire; se no, fanno ridere.
— Però la dote della Paolina......