— Se è un affare finito! Mancano alcune piccole formalità. A me piacciono i conti spicci; non voglio aver noie coi parenti per questioni d'interessi. Sono un uomo di abitudini tranquille...
— Devo dirtelo? Sei troppo sottile, troppo meticoloso....
— Ma non si tratta di un affare; bensì di un matrimonio d'inclinazione.... quell'antica idea..... capisci?
— Ah!.... Capisco, briccone!
E Pìula mi diè una spallata, fregandosi le mani, sorridente, contento come una Pasqua. E filò una buona mezz'ora della sua solita lirica, del suo solito idillio, del suo solito Cantico dei Cantici. Era diventato un giovane di vent'anni.
Si arrabbiava di non vedermi convinto come lui! Quella volta le sue cose andavano bene; il così detto affare finito era davvero un affare finito!
Però il maggio e il giugno passarono in trattative, in un viavai dell'avvocato, del notaio, di amici intermediari che non finiva più.
— Insomma?....
— Si va avanti.... Una piccola difficoltà: il nonno si ostina a non voler fare una permuta da nulla. Capisci? A me preme di aver la dote raccolta tutta in un punto. Dovrei confondermi con un pezzettino di terra qua, un altro là? Se non ci potesse trovar rimedio, non fiaterei. Ma il rimedio c'è: la permuta con la vigna di Licciardo. Il nonno tiene duro per farmi dispetto; forse, ha un altro partito per la testa.... Ma la ragazza gli ha spifferato un no più tondo di così!
— Vuoi un consiglio? Lascia andare la vigna: ne parlerai dopo.