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Il fuoco covava sotto la cenere, e il canonico Rametta s'incaricava, a fin di bene, di tenerlo vivo. Buona pasta d'uomo, un po' corto di cervello, pieno di scrupoli religiosi, si era lasciato abbindolare dal marchese di Camutello, che un giorno lo aveva mandato a chiamare per parlargli di una cappellania di famiglia, il cui cappellano era in punto di morte.
— Ho pensato a voi, signor canonico!
— Grazie, grazie!... Non posso accettare — rispose umilmente il canonico.
— Perchè, signor canonico?
— Non saprei come soddisfare gli obblighi, signor marchese. Non si può dire più d'una messa al giorno, ed io ho già appena qualche settimana vuota nell'anno.
— Ah, io non vi farei ressa! Non vorrei vedere il vostro celebravit... Non l'ho mai chiesto al cappellano che il Signore ora sta per portarsi in paradiso.
— E la mia coscienza, signor marchese?
— C'è il Papa, infine! Una sanatoria non costa troppo...
— Niente! Grazie, signor marchese. Grazie!