Ma in quella casa, portatagli in dote da donna Rita, tutto quel popolo di ragazze non si poteva più raggirare. Le stanze sembravano camere da ospedale con due, tre letti ognuna, secondo lo spazio. Per ricevere qualche cliente che veniva a trovarlo di buon'ora, il notaio avea dovuto rannicchiare un tavolino e due seggiole in un bugigattolo che serviva da salotto e da anticamera.

La casa dei Barreca, comoda ed ampia, era toccata al fratello maggiore, morto lasciando un figlio che gli era andato dietro, l'anno dopo, nell'altro mondo. La vedova, che aveva ereditato, si era subito rimaritata; e la casa era passata, con gran cordoglio del notaio, in mano di un avvocato suo avversario nelle elezioni municipali, il quale forse aveva sposato la vedova soltanto per fargli un dispetto.

Così ora si trovavano, in quella ristretta casa dotale, moglie, figliuole e lui, pigiati come tante sardelle nel barile, secondo la sua espressione. Si sentivano mancar l'aria.

Le finestre di quattro stanze davano in un cortile ingombro di macerie, appartenente a un vicino che non voleva farlo mai ripulire.

Un solo terrazzino su la via; e la signora Barreca aveva pensato d'ingombrarlo talmente di vasi di basilico, prezzemolo e menta, utili erbette per la cucina, che vi si poteva affacciare uno per volta; e poi era quasi proprietà assoluta delle bambine minori, che non avevano posto migliore per farvi i loro giuochi infantili un po' all'aria aperta.

È vero che il notaio stava pochissimo in casa, ma in quelle poche ore del pranzo e della cena, vedendosi sempre davanti e dattorno le otto figliuole che crescevano a vista d'occhio, e che fra qualche anno avrebbero voluto un po' più di luce e d'aria per non morire di anemia, sentiva una sorda irritazione contro sè stesso e contro tutti; e per un nonnulla montava in bestia, urlava, dava scapaccioni alle figliuole, trattava male fino i clienti se non si capacitavano, di primo acchito, delle ragioni e dei consigli da lui dati per menare a buon porto un negozio.

Ormai l'idea di trovare un'altra casa da affittare da comprare era divenuta, a poco a poco, una fissazione per lui. Ma non era come dirlo! Chi aveva una bella casa, in quel suo paesetto, se la teneva per sè; v'era nato e voleva morirvi; e in quanto ad affittare, si trattava di catapecchie per contadini soltanto.

Fabbricarsela! Non c'era altro verso. Fabbricarsela di sana pianta, spaziosa e pulita..... Un convento!..... Non ci voleva meno di un convento per tutti loro! Fabbricarsela, o pure avere la virtù miracolosa di S. Francesco di Paola che, tira, tira, lui da un capo ed il falegname dall'altro, aveva allungato fino alla giusta misura una trave troppo corta pel tetto della chiesa in costruzione. Ah! Allora il notaio si sarebbe appoggiato con le spalle a uno dei muri della casa, e, ponza, ponza, l'avrebbe allargata quanto occorreva, in modo da potervi stare comodamente anche con una dozzina di figliuoli! E così fantasticando, una volta gli era accaduto di appoggiare le spalle al muro e puntare i piedi al suolo e far forza, quasi San Francesco di Paola avesse dovuto comunicargli la sua virtù miracolosa.

Avea tastato qua e là, questa e quella persona, e incaricato un certo faccendiere; avea promesso mance a parecchi se gli trovavano una casa da comprare o da affittare: niente! Alla fine uno gli aveva suggerito:

— Perchè non comprate i casalini del palazzo Collotta?