— Che state a guardare? C'è l'opera dei pupi forse?
E chiuse la porta in faccia agl'indiscreti.
Questa volta il notaio sentì darsi una mazzata alla testa quando lo scrivano corse con la cattiva notizia in casa del principale, dove nessuno s'era ancora accorto della mancanza di Rosa; la credevano chiusa in camera a pettinarsi!
La vera pettinata fu quella che si diè donna Rita alla vista del marito steso per terra come morto, che lei e lo scrivano non riuscivano a rialzare.
Fortunatamente era stato uno svenimento un po' forte; nient'altro.
E otto giorni dopo, i facchini di piazza, Beppe del Cancelliere, il Pantano, il Macchinista, come li chiamavano, e don Piddu il palermitano, andavano e venivano dalla casa nuova alla casa antica del notaio, trasportando materasse, tavole da letto, trespoli di ferro, tavolini, arnesi di cucina, mobili di ogni sorta. La processione era durata un'intera giornata, tra i commenti degli sfaccendati e le risate dei maldicenti. Il notaio aveva pagato un'indennità agl'inquilini a cui aveva affittato la casa vecchia, purchè se n'andassero subito; ma non ne aveva detto niente nè alla moglie, nè alle figlie: talchè quando i facchini si presentarono per lo sgombero, donna Rita non voleva lasciarli entrare; li avea creduti ubbriachi.
— Chi cangia la vecchia per la nuova, peggio trova! — ripeteva il notaio. — Ora che siamo pochi, qui staremo comodamente... L'altra, la casa maledetta, la prenderà l'Agente delle Tasse... Gli ho detto: Per quest'anno però le zucchine dell'orto spettano a me! Ed ha acconsentito.
Si sforzava di parere allegro. E mentre i facchini aiutati dalle ragazze, mettevano a posto gli ultimi mobili, egli si aggirava per le stanze, con le mani dietro la schiena, scotendo, in segno di approvazione, la testa, zufolando — fìchiti-fon! fìchiti-fon! — Ma il cuore gli si spezzava, pensando sopratutto alle zucchine, ultima sua passione, poveretto!
FINE.
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