Il bambino, svegliato nel meglio del sonno, si mise a piangere. La donna, baciandolo, accarezzandolo e facendolo baciare dal marito, riuscì quasi sùbito ad acchetarlo.
La poveretta che, dopo sei anni di matrimonio, aveva perduto ogni illusione di poter avere, un giorno o l'altro, figliuoli, teneva stretto stretto il bambino tra le braccia, mentre i signori della Commissione non finivano più di scrivere in quei loro libroni grossi quanto un messale: nome e cognome del marito; nome e cognome di lei... Fortunatamente le loro carte, fatte dal sindaco, erano in regola; e verso mezzogiorno, marito e moglie, raggianti di gioia, scendevano le scale di quel vecchio palazzo che sembrava una prigione, con quelle povere creaturine abbandonate là in mano di balie mercenarie, e di suore che non potevano intendere niente della maternità, poichè vi avevano volontariamente rinunciato.
— Figlio mio, sono la tua mamma! E questo è tuo padre! — diceva la donna al bambino che li guardava sbalordito, quasi diffidente di quei visi nuovi.
Ed erano stati davvero padre e mamma per lui.
La loro casetta silenziosa ora risuonava allegramente di grida e di strilli infantili.
La povera donna, che non aveva mai sentito il sussulto delle viscere per una creatura sangue suo, sembrava pazza di gioia alla vista di quel bambino di origine ignota, fino di lineamenti, biondo di capelli, con occhioni così azzurri da parere quasi neri, gracilino ma ben fatto; e, in certi momenti, ella credeva le fosse piovuto dal cielo per speciale grazia di Dio, in ricompensa delle tante preghiere da lei fatte, delle tante elemosine date ai poveri perchè glielo impetrassero con le preghiere loro, forse più efficaci delle sue. Ispirazione della Madonna, s'ella aveva detto al marito:
— Prendiamo un trovatello!
***
Le sere di estate, appena l'omo tornava dalla campagna, marito e moglie si sedevano davanti l'uscio, col bambino su le ginocchia, orgogliosi di lui, così delicato e così bello, assai più che se fosse stato davvero figlio loro.
— È un angelo, zi' Cola!