— Gran signore! Galantuomo!... — si entusiasmava l'albergatore. — Se un amico va a chiedergli mille lire, non lo guarda in viso, gliele dà sùbito... purchè ci vada con le scarpe pulite. Già il portinaio ha ordine di non far salire nessuno, prima di avergli spazzolato i calzoni e nettato le scarpe... Matto, cioè strano, ma galantuomo, gran signore!

E appena si accorse che il barone, riaffacciatosi al terrazzino, guardava verso l'albergo, si cavò il berretto e gli fece una profonda riverenza.

— Brava persona! — conchiuse. — Peccato che il figlio... Basta; Dio lo aiuti!

— È un cattivo soggetto?

— Un prepotente, signore mio!... L'opposto di suo padre!

Quel vecchietto, bianco di capelli, sbarbato, magro, con tanta aria di bontà nell'aspetto, e tanta dignità nei modi, che aveva spazzato poco prima il terrazzino e che un'ora dopo vedevo vestito di nero con elegante ricercatezza, in tuba e guanti, pronto per la passeggiata, era sùbito diventato un interessante soggetto di studio per me.

L'albergatore mi aveva raccontato altri particolari intorno alle strane abitudini di lui. Non avendo niente da fare in tutta la giornata, volli divertirmi a osservarlo da vicino, andandogli dietro.

Usciva di casa a ora fissa, alle dieci. Lo attesi sul marciapiedi davanti a l'albergo. Prima di varcare la soglia del portone di casa, egli si era fermato per guardare l'orologio. Io guardai il mio; mancavano due minuti alle dieci. Si mise a passeggiare su e giù per l'androne, cavando di tratto in tratto l'orologio di tasca; poi si fermò su la soglia con l'orologio in mano, e, alle dieci precise, scattò fuori, lesto, diritto su la persona, andando quasi a sbalzi.

Da più di quarant'anni, tirasse vento, piovesse, nevicasse, faceva ogni mattina, dalle dieci alle dodici, quella passeggiata pel sentiero fuori mano che serpeggia su la roccia fino alla cima di essa, dov'è piantata una chiesetta.

Quando si accorse di me che lo seguivo a breve distanza, parve contrariato. Era abituato ad arrampicarsi solo su per quel sentiero da capre, e perciò si voltava e rivoltava a ogni dieci o venti passi, quasi volesse dirmi: — Mi faccia il piacere di tornarsene addietro! È un importuno! — E non si voltò più dopo che mi vide fermare a mezza strada, e mettermi a sedere su un rialzo. Ammiravo il paesaggio.