— Stia a sentire; riderà.
E chiamò:
— Ehi! Don Carmelo! Va benissimo; l'operazione è finita, potete scansarvi dal sole; se no, vi buscherete un mal di capo! Perfetto! Nero lustro!
Il farmacista gli rivolse un'occhiataccia facendo una spallucciata, ed entrò in farmacia lisciandosi la barba e i capelli con tutte e due le mani, soddisfatto, incurante delle risate dell'albergatore.
— Oggi, gran pulizia! — esclamò il mio cicerone.
E col gomito e con la testa m'incitava a guardare il barone Saccaro riapparso sul terrazzino centrale del palazzo. Il vecchietto, in nitido costume a righe bianche e azzurre, aveva in mano una granata; e, osservato attentamente per terra, si era messo a spazzare il piano del terrazzino, spingendo su la via due o tre pezzettini di carta e poca polvere. Poi, sporgendosi dalla ringhiera di ferro, seguiva con lo sguardo i pezzettini di carta che giravano, giravano, tremolanti come farfalline bianche dal volo incerto. Attratti forse dal vuoto o spinti da lieve alito d'aria, essi erano andati a cascare dentro il sottostante portone.
— Vedrà che scende giù a raccattarli! — disse l'albergatore al gesto di stizza del barone.
— È matto anche per la pulizia.
Infatti, di lì a poco, il barone, sceso a raccogliere i pezzettini di carta, fattane una pallottolina, la buttava lontano, in mezzo alla via.
— Ci sono parecchi matti in questo paese! — esclamai ridendo.