Una sera, dunque, non mi ero limitato a seguirlo fino alla porta del convento in rovina, da me visitato nei giorni precedenti. A costo di riuscire indiscreto, avevo montato le scale sdrucite, e mi ero trovato faccia a faccia col barone nel lungo e vasto corridoio.

— Scusi — dissi, salutandolo.

— È forestiero? Giurato, credo — egli mi domandò dopo di avermi reso gentilmente il saluto. — In questo paese vediamo meno di rado faccie nuove dacchè vi è il Circolo delle Assise.

— Disturbo, forse, — balbettai un po' imbarazzato.

— Niente affatto. Questo convento è mio — riprese — nessuno ha il diritto di entrarvi, quantunque esso non abbia uscio alla porta... Perchè dovrei mettercelo? La gente ha paura di venire fra queste rovine. Io..... Oh, per me è un'altra cosa! Sono uomo di abitudini, e non ho mai voluto mutare il posto della mia passeggiata pomeridiana di ogni giorno... Devono averglielo detto. Mi credono un po' matto. Eh! eh! Faccio il comodo mio, faccio quel che mi pare e piace, senza curarmi di quel che pensano e dicono gli altri. Lei, probabilmente, è venuto qui per accertarsi coi propri occhi..... Vede? Passeggio. Il luogo ha una grande e speciale attrattiva; non saprei però spiegargliela..... Abitudine. Ho dovuto comprarlo. Volevano farne una specie di caserma pel caso di arrivo di soldati in certe circostanze. Non avrei più potuto farvi la mia passeggiata... Per ciò questo mucchio di macerie mi costa seimila lire; male spese, dirà lei. Ma una sera io l'ho trovato invaso dalla truppa arrivata la notte avanti. La sentinella non voleva farmi entrare. Dovetti parlamentare col tenente che aveva il comando, dare spiegazioni, pregare, insistere. Il corridoio era ingombro di paglia, di soldati sdraiati per terra, di soldati che ripulivano armi; il fumo dei fornelli del rancio toglieva il respiro. E passeggiai quella sera e le due sere seguenti, sotto gli occhi dei soldati che mi guardavano stupiti e motteggiavano, e ridevano. Ma la settimana dopo il convento era mio.

— Se avessi saputo... — dissi.

— Non importa. Soltanto mi permetta di continuare.

E m'invitò con la mano ad imitarlo.

Aveva non so quanti altri giri da compire; li compì seguitando a parlare. Mi accorsi che li contava, aprendo e chiudendo i diti di una mano.

— Ah, lei è felice! — lo interruppi. — Può cavarsi qualunque capriccio.