— Felice? La mia vita è un continuo tormento, caro signore. L'idea che qualche incidente possa disturbare anche per un istante la regolarità, l'ordine che mi sono imposti, non mi dà pace un momento. Sto sempre come in attesa... Ecco, sono le sette meno tre minuti; se dovessi rimanere qui fino alle sette e un minuto... lei non può immaginar quel che soffrirei; così se arrivassi a casa mia dopo le otto. È ridicolo, è assurdo; ma che farci?... Ho trecento sessantacinque vestiti da casa, numerati, per ogni giorno dell'anno. Ho provato due o tre volte a indossarne uno diverso da quello destinato per quel giorno; ero come tra le fiamme; ho dovuto svestirmi. Io invidio, creda, gli sporcaccioni; ma se scopro un granellino di polvere sopra un mobile....... Rida pure; invece dovrebbe compiangermi. Darei tutte le mie ricchezze per fare l'opposto di quel che fo...

— Chi la costringe?

— Io, io stesso! Qualche cosa che è nel mio sangue, ne' miei nervi, nel mio cervello..... Il mio destino! Sono solo; ho un figlio che fortunatamente... o disgraziatamente — si corresse — non mi somiglia affatto. Chi lo sa? Forse è bene che io sia come sono; sarei, forse, più infelice di quanto sono adesso. Mio figlio...

S'interruppe, guardò l'orologio e si avviò:

— Buona sera, signore! Rimane?

— No; se mi permette, l'accompagno.

— Grazie; io vado di fretta. Buona sera!

Doveva essere davvero un grande infelice colui, se due giorni dopo, quando gli riportarono morto, ucciso da uno de' suoi campieri in campagna, l'unico figlio, invece di indossare un abito di lutto, dovette indossare un abito di filo bianco, candidissimo, perchè il calendario dei suoi vestiti gl'imponeva così!

IL FASCIO DEL CAVALIERE