Durante una settimana, i suoi avvocati e quelli della parte contraria non erano riusciti a mettersi di accordo con lui e tra loro intorno al giorno, all'ora e al luogo del convegno per la transazione da discutere. In casa del suo avvocato principale non volevano intervenire, per orgoglio di dignità, gli avvocati avversari. Nell'albergo, no; egli non amava far sapere agli altri gli affari di casa sua. Si era stabilito finalmente un posto neutrale, e il giorno e l'ora. Ma la mattina di quel giorno, prima della levata del sole, il barone aveva dato ordine ai suoi lettighieri di mettere ai muli i basti coi sonagli, ed era partito contorcendosi dalle risa per la sua graziosa burletta a quegli imbroglioni di avvocati:
— Rimarranno con tanto di naso! Ah! Ah!
Lungo il viaggio si era affacciato più volte allo sportello della lettiga, chiamando:
— 'Nzulu! Eh? Aspettano ancora! Ah! Ah!
E vedendo che il vecchio cameriere crollava la testa, disapprovando:
— Ridi anche tu, bestia! — aveva soggiunto. — Ripeteremo la burla a quelli di Palermo! Ah! Ah!
Infatti l'aveva spensieratamente ripetuta ai suoi avvocati di Palermo, poi a quelli di Messina, poi a quelli di Siracusa, ridendone con 'Nzulu, che gli rispondeva crollando la testa, sospirando:
— Ah, signor barone! Ah, signor barone!
— Zitto, bestia!... Li pago; posso divertirmi con loro!
E si era tanto divertito, che avea dovuto abbandonare la costruzione del palazzo, darsi in mano agli strozzini, troncare, di nascosto dagli avvocati e con enorme suo danno, liti che non si potevano perdere, pur di raccappezzare alla lesta, a furia di transatti, i quattrini che gli occorrevano per un viaggio a Napoli, per una apparizione da Cavaliere d'onore alle Corti di Ferdinando I e di Francesco I, per una ballerina del Bellini di Palermo o del San Carlo di Napoli; riducendosi, negli ultimi anni, ad abitare in quel paesetto, in quel palazzo che già rovinava prima di essere finito, dopo aver visto vendere all'asta i due bei palazzi e la loro ricca mobilia — uno in Palermo, l'altro in Catania — che l'avolo di lui s'era fatto fabbricare verso la fine del 1600, ed erano passati intatti di padre in figlio, fino al suo matto pronipote!