E gli orecchini e gli anelli, chi sa se sarebbero tornati a splendere agli orecchi e alle dita di lei e delle figliuole?
Ora le toccava qualche volta andare da un'amica, da un conoscente, e raccontare tutti i suoi guai per intenerire quei cuori, senza far le viste di chiedere in elemosina vestiti smessi, legna o carbone, un fiasco di aceto od una bottiglia d'olio, da rendere, s'intendeva, appena vinte le liti; per le quali mandava accidenti all'animaccia storta di don Basilio che la costringeva ad essere importuna.
E quando le liti gliene lasciavano il tempo, faceva visite, assisteva malati e partorienti, correndo dal medico, dalla levatrice, dando una mano alla serva in cucina, rassettando, ripulendo, facendo insomma in casa altrui quel che era inutile facesse in casa propria, dove non c'era più quasi nulla da ripulire e rassettare; manovrando finamente perchè all'ora del pranzo la invitassero a restare, o perchè dopo pranzo potesse portar via qualche cosa per le figliuole, che mangiavano soltanto qualche uovo delle galline di casa e un po' di verdura condita con due goccie d'olio.
Appena la serva dava mano ad apparecchiare la tavola, e dalla sala da pranzo si udiva l'acciottolìo dei piatti e il rimescolìo delle posate, donna Mita si alzava da sedere, fingeva di cercare attorno, su per le seggiole, o sul letto — dove l'aveva mai riposto? — il suo scialle nero ritinto con la frangia a sbrendoli.
— Come? Andate via? Fate penitenza con noi.
— No, no! Sarà troppo incomodo. E poi le figlie m'aspettano per mettere giù la minestra nel brodo.
— Manderemo ad avvisarle.
Faceva un gesto di rassegnazione; non aggiungeva una sola sillaba, per timore che non la prendessero in parola.
— Allora darò una mano in cucina.
E la serva la vedeva apparire davanti ai fornelli, quasi la padrona fosse stata lei.