Si sentì vinta, tutt'a un tratto. Era la volontà di Dio! Brontolò, però, ripetè cento volte che la padrona assoluta era lei, e citò solennemente l'articolo 753 del codice civile.

Una settimana dopo, massaio Cudduzzu cavalcava allato di lei, per accompagnarla in campagna come un garzone, rispondendo sempre dimessamente: Eccellenza, sì; Eccellenza, no! Era il meno che potesse fare, dopo di essersi imparentato per violenza, per tranello, con la nobilissima famiglia Cuti.

Donna Mita, lo trattava d'alto in basso, per fargli intendere che non era diventato con questo un galantuomo, e che c'era una bella distanza fra lei e lui, quantunque suo genero. Gli teneva broncio specialmente perchè, dopo tre anni, non era riuscito ad avere un figliuolo. Non sarebbe stato un Cuti — ahimè, pur troppo, no! — ma un po' del sangue dei Cuti, insomma, la avrebbe avuto nelle vene, giacchè il Signore aveva voluto così!

— Che fate dunque, se non fate un figliuolo? — gli diceva spesso.

E massaio Cudduzzu una volta le rispose:

— Ah, voscenza, se sapesse con che buona volontà...!

Donna Mita gli avea rotto la frase tra le labbra:

— Non dite porcherie, villano che siete!

E siccome un giorno, lagnandosi con suor Veronica di quel figliuolo di Cudduzzu che non veniva al mondo, e tornando ad assalirla perchè si decidesse finalmente a prender marito lei, che era ancora in tempo, suor Veronica le aveva detto: — Gesù Cristo vuole così; sia fatta la sua santa volontà! — Donna Mita perdette la pazienza:

— Gesù Cristo! Gesù Cristo! Qualche volta nemmeno lui sa quel che fa!... M'è scappata!