Zi' Gamella
Dopo il quarantotto, s'era lasciato crescere la barba come protesta contro i Borboni. A lui la polizia non dava noia perchè lo sapeva innocuo, quantunque fosse andato ad arruolarsi nel battaglione dei Corsi e avesse combattuto contro gli svizzeri nell'assalto di Catania. Soltanto una volta quel capo birro di don Giovanni lo aveva afferrato pel mento e tra minaccioso e irrisorio, gli aveva detto:
— Questi peli, compare Croce, questi peli!...
— Se avessi due grani mi farei radere, — aveva egli risposto tranquillamente, soggiungendo in cuor suo: — Ti raderò io birraccio, quando faremo l'altra rivoluzione; voglio succhiarmi il tuo sangue!
Pensava giorno e notte a quest'altra rivoluzione, ma non ne parlava mai con nessuno. E la rivoluzione, per lui, consisteva tutta nell'abolizione del macinato e del colèra. Che il colèra fosse buttato dai birri, per ordine di Ferdinando II, egli lo credeva più del vangelo; e gli pareva una grande scelleratezza avvelenare tanti cristiani battezzati per diradare la popolazione e così impedire le rivolte! Perchè, Sua Maestà non aboliva il macinato?
Invece ora aveva scatenato addosso alla povera gente quei mastini dei pesatori, affinchè non sfugisse al dazio neppure un pugno di grano!
Si doveva dunque crepar di fame? O aspettare di essere mietuti dal colèra?
Per ciò in un momento di entusiasmo, nel quarantotto, s'era lasciato trascinare ad arruolarsi, il giorno della partenza di una decina di giovanotti con a capo don Pietro il capitano, venuto a posta per far reclute.
Vistili scendere dal poggio, cantando a squarciagola, gridando: — Viva Pio IX! Viva la costituzione! — si era avvicinato al viottolo per curiosità, interrompendo il solco nel terreno che arava dall'alba per conto del padrone, e seguito dal pecoro addestrato ad andargli dietro come un cagnolino.