— Vieni anche tu, — gli gridò il capitano — se poi non vuoi morire di colèra!
E lo zi' Croce, che allora aveva trent'anni, non se lo fece dire due volte.
— Aspettate; torno subito, — rispose.
E corse alla casetta lassù, dove sua moglie preparava una buona minestra di fave sul focolare posticcio, davanti la porta.
— Ti raccomando il pecoro!
— Perchè?
— Vado soldato.
La poveretta si mise a strillare e a piangere, e gli corse dietro per la china, insieme col pecoro che le ruzzava tra le gambe e le impediva i passi. E lo seguì fino a Catania, strappandosi i capelli, credendolo ammattito tutt'a un tratto, scongiurando il capitano di non portarle via il marito per condurlo al macello.
— E noi, al macello non andiamo pure noi?
Ma degli altri non le importava; e bisognò proprio farle violenza, davanti la caserma, e strapparla d'addosso allo zi' Croce, che ormai, data la sua parola, non voleva recedere.