—Ne dice male lei, attribuendole certi fatti…. Dandone la colpa al caso, che non sa quel che fa, e se sbaglia….

—Quistione di nomi. Noi diciamo Provvidenza, anche quando non sappiamo spiegarci la ragione dei suoi atti; li accettiamo quali sono, li rispettiamo, e la nostra ignoranza è confortata dalla Fede che la Provvidenza sa quel che fa e che fa tutto a fin di bene. Loro dicono Caso perchè non vogliono confessare la loro ignoranza, e trovano comodo di attribuire a un cieco tante belle cose che farebbero onore anche a chi possedesse quattro paia di occhi…. Un'altra tazzina? Volentieri…. Ben zuccherato; il caffè, dicono, così è più digestivo…. E poi rimettendoci alla Provvidenza, a Dio, noi viviamo tranquilli…. Loro, invece, si beccano il cervello e…. che cosa concludono?

—Il guaio è, caro don Luca, che la vita resta ugualmente una brutta cosa sia che la prepari la Provvidenza o ce la intrugli il Caso.

—E ne dice male, lei, lei a cui niente manca per essere felice?

—Crede che la felicità stia nei quattrini?

—No, perchè in tal caso io sarei tra i più disgraziati del mondo. La felicità sta nel contentarsi, nell'adoprare alla meglio tutti i mezzi che Dio ci ha messi a portata di mano. Quei contadini sarchiano, cosa che lei non sa fare nè può fare; non resisterebbe. Sarchiare per loro è come…. studiare per lei; come dir messa, recitar l'ufficio, confessare, portare il viatico…. per me; ognuno al suo posto; ogni frutto alla sua stagione…. Lei mi fa parlare, mi fa distrarre…. e questo è il quarto o quinto biscotto che mangio senza punto badarci….

—E non ci badi!

—Eh, no! Avrei fatto meglio a mettermeli in tasca e portarli a qualche povera malata; ne ho rimorso….

—Porti questi altri che rimangono.

—Ma allora la buona azione non la faccio io.