Le mura fumigavano, ma le fiamme già si abbassavano….
Mi era parso di udire un grido, di sentir picchiare; in una grata…. Ed ero accorso dietro la casa. C'era una sola finestra in alto, da dove usciva poco fumo; e tra quel fumo, due manine che picchiavano con una chiave, e una figurina incerta tra il fumo che, mezzo soffocata, poteva appena gridare.
—La ragazzina! La ragazzina!…
Don Luca saltò giù dalla scala col pericolo di fiaccarsi il collo.
Anche oggi io ho un'idea molto confusa di quel che oprai in quel momento. Ricordo soltanto che mi sentii preso da un impeto di vigoria e di coraggio, che respinsi bruscamente don Luca e un muratore che volevano impedirmi di afferrare una scala. Ricordo il mio grido:
—Il piccone! Il piccone!
E mi rivedo, come in un sogno, arrampicato alla scala, dar furibondi colpi per scassinare la grata. Il fumo aumentava, mi accecava. Dietro la grata, aggrappata ad essa, con gli occhi atterriti, il respiro affannato, intravedevo la ragazzina che pareva stentasse a reggersi. Ah, quella maledettissima grata come resisteva!… Finalmente!… Da una sola parte però…. La spinsi indietro, per aprire un varco alla ragazza…. E gettai un urlo di orrore! La poverina non aveva potuto reggersi più!
Ricordo soltanto che, tardi, a notte avanzata, mi svegliai quasi da sonno profondo, che avevo la testa fasciata, che mia madre, il dottore e il parroco mi stavano ansiosamente dattorno, e che il dottore mi disse:
—Non è niente!
—Sì, Dario; fortunatamente, non è niente!—soggiunse mia madre.