—Non li ho visti.

—Li hai visti ieri sera?

—Non li ho visti.

Una gran confusione. Mancavano recipienti per l'acqua, mancavano scale, mancava tutto! Era difficile di accostarsi specialmente dalla parte davanti; le fiamme, il fumo che il vento spingeva da tutti i lati, in basso, quasi per tener discosta la gente che avrebbe voluto dare qualche soccorso, ci facevano rimanere spettatori del disastro, in attesa che i muratori e i contadini, spediti alla villa, portassero recipienti, scale, picconi.

Don Luca smaniava, alzava le braccia al cielo, si aggirava attorno a la casa, chiamando per nome il Contardi e sua moglie, che dovevano essere là dentro soffocati dal fumo e forse carbonizzati dal fuoco se non davano nessun segno di vita; forse erano andati in città, e questa ipotesi ci consolava.

Intanto parte del tetto crollava con gran fracasso; e parve per pochi minuti che il materiale di tegole e di calcinacci venuto giù attutisse l'incendio. Già ferveva l'opera di estinzione ora che dalla villa erano arrivati recipienti di ogni sorta. Venivano riempiti alla meglio attingendo acqua dal pozzo, e a una gora poco distante. Due scale erano state appoggiate a un albero, che il fumo avvolgeva tra le sue spire, e ai muratori montati fino agli ultimi scalini, i contadini, don Luca ed io porgevamo i secchi e le brocche ripiene che quelli si sforzavano di vuotare su i muri, su le imposte delle finestre mezzo consumate, dentro quella voragine apertasi al crollo di parte del tetto.

Duo o tre volte i muratori avevano dovuto scendere per non essere soffocati dal fumo, sostituiti subito dai contadini. Don Luca, buttata via la zimarra, era montato su anche lui, per dare l'esempio, esortando con la voce arrochita, mostrando un'agile forza proprio straordinaria per la sua età. Pensava, anche a me:

—Lasci fare; non si affatichi…. Vede?

Avevo rovesciato un secchio nel fare lo sforzo di porgerlo al contadino in basso della scala….

—Regoli meglio la catena!… Passando da una mano all'altra secchi, orci, brocche, si fa più presto….