—Era peggio a bastanza; ma non sparliamo dei morti.
—E non diciamo male della Provvidenza,—dissi io, ridendo,—se no, don
Luca si arrabbia!
—Ma che cosa s'immagina? Che io non ne senta dir male anche dai miei parrocchiani? Questi qui però li compatisco; sono ignoranti, e poi non ragionano, parlano per impeto di sentimento, in certe circostanze…. e dopo vengono a confessarsi. Senta: anni fa una povera vedova perdè l'unico figliuolo di vent'anni, un giovanone più alto di me, un gigante; pareva scoppiasse di salute e di forza, e una febbre maligna glielo portò via in tre giorni. Da allora in poi non la vidi più venire a messa le domeniche, nè a nessuna funzione religiosa. Un giorno, incontratala per caso da una sua parente, tentai di consolarla esortandola a rassegnarsi alla volontà di Dio. Scattò da sedere…. Bisogna averla veduta, per figurarsi quella persona, vestita tutta di nero, pallida, con le braccia in alto, imprecanti, la voce ferma, la parola impetuosa a tu per tu con Domeneddio che le aveva tolto il figliuolo.—Un'infamia!… Glielo grido in faccia! Che m'importa se mi manda all'inferno? Non lo sapeva che non ne avevo un altro? Non lo sapeva che era la colonna della mia casa?…—Io non osai d'interromperla. E quando si lasciò cascare, quasi sfinita, su la seggiola, per poco non le diedi ragione, così eloquente, così furioso era stato lo sfogo di quella madre desolata. Capisce? A me fa rabbia il freddo ragionamento che sragiona.
—Ma così—esclamò il dottore—si giustifica tutto, anche l'incendio e la disgrazia di ieri l'altro! Se la moglie…. No, non diciamo male dei morti. Ma il povero Contardi era buono, lavoratore onestissimo. E la ragazzina? Che peccati può aver commessi la ragazzina?
—Sono in due contro di me, cara signora; ed io non voglio sprecare il mio fiato. Mi basta di aver lei dalla mia parte. Dobbiamo pensare all'orfanella; metterla in un ricovero….
—Non c'è fretta,—rispose mia madre.
E appena, fummo soli, soggiunse:
—Per ora la terremo con noi. Sarà l'opera di carità, con cui potremo onorare la memoria di Fausta. Te l'ho accennata l'altra volta; ma allora non avevo nessuna idea concreta…. E ancora non ti ho raccontato i particolari del mio incredibile presentimento. Avevo dormito male la notte avanti; un'irrequietezza insolita mi scoteva dal sonno quasi di soprassalto. Mi ero alzata dal letto di buon'ora, con un'oppressione al cuore, con una angoscia sorda sorda che mi spingeva ad aggirarmi per le stanze senza scopo; così ero entrata, nel salotto di Fausta. È la mia cappella familiare; vo a pregarvi ogni giorno, in comunione con la nostra cara morta. Tutt'a un tratto…. non saprei dire se abbia udito davvero una voce fievolissima o se le parole mi siano risonate nel cervello proprio come quando noi ricordiamo la voce di qualcuno…. Tutt'a un tratto, insomma, mi parve di sentirmi dire da Fausta:—Dario vuol venire con me! Dario è in pericolo!—Forse mi esprimo male; era un sentimento confuso, forte, quasi violento…. E non potei più stare su le mosse. Volevo mandar a chiamare il signor Bardi; ma sentivo che non dovevo frapporre nessun indugio. Quell'agitazione così insolita, così persistente….
—Oh, mamma!… Perdonami! Hai indovinato! Perdonami! Ero venuto qui con un pazzo proposito…. Perdonami, mamma!
—Dario! Dario!… E non pensavi…?