—Tu hai realizzato un ideale di carità che dovrebbe bastare a compensarti di tutti i precedenti disinganni. Pochi possono dire come te: Ho trovato una creatura informe e la ho resa buona, intelligente, bella. Ho impedito così alla Natura di perpetrare uno dei tanti suoi atroci misfatti, allorchè mette al mondo un essere umano, e l'abbandona alla miseria, all'abiezione, al delitto, senza punto curarsene.

—E se non fosse così? Se, al contrario, ho svegliato in quella, che tu chiami creatura informe sentimenti, desideri, passioni che sarebbero rimasti inerti senza il mio intervento? Se invece di renderla felice, come forse sarebbe stata nella inconsapevolezza della sua condizione, ho destato nel suo cuore vampe violente, scatenato tempeste che la faranno piangere e disperare? Se dalle sue labbra contratte dall'angoscia dovranno uscire parole di maledizione contro colui che ha avuto l'idea di trasformarla, di elevarla, per soddisfare il proprio orgoglioso capriccio di uomo annoiato e deluso?

—Ma perchè pensi a questo e non al contrario?

—Perchè lo sviluppo di Fausta mi fa paura. E così la mia vita si chiude con un desolatissimo punto interrogativo. Non sono mai riuscito, con tanto slancio di volontà, ad attuare uno solo dei miei sogni; e il giorno che ho potuto compire un'azione che dovrebbe appagare la mia coscienza, mi veggo spinto a domandarmi:—Ho fatto bene? Ho fatto male?—E forse verrà a sorprendermi la morte prima che io ottenga una risposta. Potessi almeno raggiungere l'età legale per l'adozione di Fausta!—conclusi con un profondo sospiro, rizzandomi da sedere.

Bissi non disse nulla. Buttò via il sigaro che gli si era spento tra le labbra e mi strinse affettuosamente e lungamente le mani.

La vallata dormiva nella tenebra notturna. Lievi rumori indistinti arrivavano da lontano. Poco dopo, nell'alta quiete, proruppe il lugubre «chiù» d'un assiolo. Mi sentii stringere il cuore.

—Per chi crede ai presagi…!—mormorai con voce turbata.

E mi affrettai a rientrare.

FINE.