—Oh! Non disconoscere il merito che mi spetta!—feci io con una mossa di finto risentimento.
Si era fatto tardi. Mia madre e Fausta erano andate a letto; e noi due rimanevamo nel terrazzino del salotto, a fumare dondolandoci su le seggiole di bambù, scambiando rare parole, assorti nel silenzio della sottoposta vallata, sotto la cupa serenità del cielo fitto di stelle.
—Penso alla tua nuova Fausta,—esclamò Bissi, scotendosi tutt'a un tratto.—È una vera creazione; te la invidio!
—Hai torto. Il più meschino dei tuoi personaggi vale assai più di questa creatura, che ha ricevuto dalla generazione l'eredità di un'impronta particolare, incancellabile, un germe la cui essenza sfugge alla mia azione, e può scombussolare da un momento all'altro tutti i miei calcoli.
—Non è precisamente vero. Anche i personaggi delle creazioni d'arte si ribellano alla nostra volontà, e noi siamo costretti a seguirli nulla logica dei loro errori, senza poter farli deviare. Io ne soffro, ma essi resistono, proprio come nella vita.
—È diverso. E questo è il punto nero che mi dà qualche volta fin le ansie di un rimorso. Da mesi e mesi io riando tutto il mio passato e non a memoria soltanto. Ho voluto fissare, anche per gli altri, i miseri avvenimenti che hanno fatto di me un impotente della vita; e tu immaginerai facilmente l'acre sensazione di rivivere, quasi giorno per giorno, con straordinaria intensità, tanti particolari che in questi ultimi anni di torpore credevo scancellati per sempre dalla mia memoria. Che trista visione, caro Bissi! E di mano in mano che scrivevo, di mano in mano che rileggevo alcune pagine, mi sembrava di sentir l'alto mio grido di protesta contro la fatalità della Sorte. Può darsi che questo sia l'atto estremo della mia inguaribile vanità; può, però, anche darsi che sia la mia più compiuta giustificazione, caso mai….
—Caso mai?…—ripetè Bissi, con accento di vivissima curiosità.
—I miei ricordi si arrestano alla fine dell'anno scorso. Non vorrò aggiungervi altro. Non è più vita questa mia, è vegetazione quasi ingombrante. Dopo tanti sforzi andati a vuoto, mi sono già rassegnato. È il più serio gesto di tutta la mia stupida e dolorosa esistenza.
—Sei troppo severo con te stesso!
—No, Bissi, sono giusto.