Bissi aveva rinunciato all'impiego; i suoi libri gli davano, se non la ricchezza, un po' di agiatezza. Si era fatto fabbricare un delizioso villino in un paesetto della Riviera Ligure, e vi passava l'inverno e la primavera, lavorando in invidiabile solitudine, interrotta da brevi corse a Milano e a Venezia. Era divenuto tutto grigio, ma il volto e l'aria della persona conservavano una freschezza virile, e l'agilità di parola e di gesto della sua bella giovinezza. Io sembravo un vecchio accanto a lui, ed eravamo della stessa età. Egli viveva tutt'assorto nel suo gran sogno artistico, producendo regolarmente uno o due volumi all'anno che circondavano di gloria il suo nome anche fuori d'Italia; e quella vita di lavoro e d'isolamento avea lasciato intatta l'indole modesta, ritrosa, che me lo faceva prediligere tra i miei compagni di studi, quando sognavo inutilmente anche io e soffrivo per la coscienza dei miei vacui tentativi.
Lo vidi arrossire come un fanciullo sentendosi dire da Fausta:
—Come è bello il suo ultimo romanzo!
—Le hai permesso di leggerlo?—mi domandò maravigliato.
—Mi permettono di legger tutto; non sono più una bambina,—rispose
Fausta.
—Veramente, io….—intervenne mia madre.—Ma Dario pensa che i libri come i suoi sono quasi un'anticipazione dell'esperienza della vita, una preparazione; e forse non ha torto.
—Li ho letti tutti, ed anche riletti,—soggiunse Fausta.—Spesso mi metto nei panni di qualcuna di quelle donne e penso: Che cosa avrei fatto io nello stesso caso? E, sa? Qualche volta mi sembra che le sue signore commettano grosse sciocchezze, quasi non sapessero ragionare…. Ma già è lei che le fa agire come le torna comodo, poverine!
—Agiscono anche peggio, signorina. Noi romanzieri non siamo mai tanto audaci quanto la realtà; e questo diminuisce il valore dell'opera nostra.
Io ero felice di udir ragionare Fausta a quel modo, come ero stato felice poco prima sentendole eseguire al pianoforte un «notturno» dello Chopin, con squisitissima interpretazione. Dalla crisalide della contadina era già uscita fuori la splendida farfalla che Bissi non si saziava di ammirare.
—In che modo siete riusciti a fare questo prodigio? E dico «siete» perchè lei, buona signora Maria, ha dovuto contribuirvi più di lui.