Era la voce di mia madre.

Mi asciugai in fretta il viso bagnato di lacrime, cercai di dissimulare la mia angoscia e corsi ad aprire l'uscio.

—Dario!…

Mio padre le aveva accennato qualche cosa di ciò che mi aveva detto poco prima, e la povera donna accorreva per temperare l'asprezza da lei sospettata nelle parole di lui.

—Oh, mamma!—esclamai, gettandole le braccia al collo e chinando desolatamente la testa, sul suo petto ansante.

—Coraggio! Tuo padre ti vuol bene. Non prendere in mala parte i suoi consigli, la sua insistenza.

—Il babbo ha ragione,—risposi con voce cupa.

—Ascoltami, Dario!—ella soggiunse affettuosamente.

E mi condusse per mano verso il canapè forzandomi a sedere accanto a lei.

Era un po' pallida, ma sorrideva con tale espressione di dolcezza e di benignità, che io sentii dileguare quasi tutt'a un tratto quel fremito di rancore destatosi nel mio animo mentre mio padre parlava.