Non saprei dire se mia madre rispose qualche cosa a quella sfuriata, o se il ricordo delle sue parole mi è sparito dalla memoria. Rivedo il triste caro volto, anzi soltanto quegli occhi umidi di lagrime, pieni d'immensa pietà fissi su me per tentar di calmarmi; e non rammento altro.
Che cosa avvenne quella notte nelle profondità del mio spirito? Qual lavorìo si compì senza che la mia coscienza vi prendesse parte?
Mi svegliai quasi tranquillo, con un gran bisogno di aria libera, di luce diffusa.
Una delle finestre del mio studio dava sul giardino della casa vicina. Il sole già dorava la cima degli eucalypti che vi si elevavano rigogliosi, e i passeri facevano allegra gazzarra tra i rami. Un tumulto quasi simile mi si destava a poco a poco nel cuore, come se la giovinezza incominciasse quella mattina a pispigliare dentro di me le sue prime note gioconde.
Ed ecco la voce di mia madre, grido doloroso di appello:
—Dario! Dario!
Ed eccola apparire su la soglia, pallida, agitando le braccia, senza poter profferire parola, con gli occhi smagriti dal terrore….
—Tuo padre!…—balbettò finalmente, trascinandomi via con una mano.
Quel colosso che ieri avevo visto davanti a me, esuberante di vita e di salute, giaceva rovesciato per terra, come una quercia sradicata dall'uragano, con le dita attrappite sul cuore, con gli occhi stravolti e la bocca contorta dal colpo apoplettico che lo aveva fulminato nel punto di stender la mano alla tazza di caffè fumante ancora su la tavola da pranzo.
Parlava con mia madre, lieto che un suo affare già si fosse avviato bene, contrariamente di quel che egli temeva…. e tutto a un tratto, senza un grido, senza un gesto, era barcollato ed era cascato col capo indietro. Un rantolo, un rapido scomporsi della sua bella fisionomia….