—Ne scriverai parecchi.
Era divenuto rosso in viso, non saprei dire se per gioia o per modestia.
Non gli diedi tempo di riflettere, nè di ringraziarmi; dissi:
—Che farò io?… Mi sento come travolto fra le macerie di un vasto edificio improvvisamente rovinatomi addosso. Hai inteso parlare di persone vissute due o tre giorni sotto le rovine delle loro case nei grandi tremuoti? Tratte fuori miracolosamente incolumi, avevano perduto la nozione del tempo trascorso in quell'orribile stato. Tra esse e me la differenza consiste in questo: esse credevano che i giorni fossero stati ore; a me sembra che le ore siano state, non giorni, ma anni. E non so se qualcuno arriverà in tempo a sottrarmi al mio orrendo destino!
—Che ti manca?
—L'essenziale…. Non ne parliamo!
Gli fui gratissimo della sincerità del suo silenzio. Un altro, per gratitudine, non avrebbe mancato di adularmi. Bissi abbassò la testa e rispose soltanto:
—Bisogna prendere la vita com'è. Tempo fa io solevo dire: O essere alla testa del futuro movimento letterario…. o darsi un colpo di pistola!—Sciocchezze da vanitoso…. In ogni modo sarò sempre in tempo.
E questo fu pronunziato così seriamente e con tale accento, che mi sentii scorrere un brivido per le ossa, quasi egli mi avesse detto:—Tu che speri? Sei nel caso di fare come farò io, occorrendo; ma non ti basta l'animo!
Forse si avvide dell'impressione prodottami dalle sue parole e volle attenuarla.
—Ma prima ci penserò due volte,—soggiunse.—Finchè vive mia madre, ho il dovere di vivere. È per lei…. Grazie, Dario!… E se sarai editore sfortunato, ricordati che lo hai voluto tu!