Stentavo a rinvenire da quest'altro colpo inatteso.

—Eppure,—risposi quasi balbettando,—ho avuto la precauzione di consultare il medico del collegio dove mia moglie era stata per parecchi anni. Mi aveva assicurato….

—Le previsioni non basate sui fatti sono quasi sempre fallaci. Non oso di dire che non potrei ingannarmi anche io. In ogni modo, credo che lei non vorrà correre il rischio di attentare ai giorni della sua signora. Si tratta di questo.

—Che terribile disgrazia!—esclamai.

—Ho fatto il mio dovere; lei farà certamente il suo,—soggiunse il dottore.—In quanto al modo di far comprendere a sua moglie il crudele divieto segua il mio consiglio: nei mesi dell'allattamento, il grave dispiacere di quest'annunzio potrebbe riuscire fatale alla bambina per un'inevitabile turbazione del latte della madre. Attenda fino all'epoca dello spoppamento. Che brutto mestiere è il nostro! Ci consente assai di rado il piacere di parlare di cose liete. Non mi porti rancore.

—Anzi!

Ed ebbi la forza di ringraziarlo con una stretta di mano.

Ero così sconvolto, che, accompagnatolo fino all'uscio, tornai nel mio studio, e presi macchinalmente a rassettare i libri e le carte della scrivania, quasi non avessi altro da pensare e da fare.

E quando cominciai a destarmi da quello stordimento non sapevo se avessi dovuto rallegrarmi o dolermi di ciò che avevo appreso.

Durante la settimana, la partenza di Bissi mi aveva lasciato libero di abbandonarmi tutto alla mia desolazione. E il veder Fausta, orgogliosa di allattare da sé la bambina, e immersa talmente nelle delicate e minuziose cure di nutrice da non accennare neppure una volta alla delusione che mi sconvolgeva mente e cuore e alla quale avrei voluto ch'ella mostrasse di prendere parte, m'insinuava un senso di crescente indignazione contro di lei, che in certi momenti diventava di odio a dirittura.