L'ascoltavo a capo chino, con le sopracciglia corrugate, come un accusato che sente pronunziare contro di sè un'ingiusta sentenza. Ella interruppe un istante lo sgorgo della parola, quasi per rifiatare; poi, riprese lentamente:

—Senza la bambina, sarei stata più forte di te; avrei sopportato il disinganno…. Giacchè avevo il mio sogno anch'io; sogno di affetto, di dedizione, di sottomissione, di sacrifici, non meno bello, non meno elevato del tuo e che avrei saputo attuare, perchè più ragionevole, più naturale. In altre circostanze mi sarei rassegnata. Non ti avrei mai rimproverato:—Perchè non mi ami più? Che cosa ti ho fatto?—So che non si ama quando si vuole, ma quando si può…. Mi sarei rassegnata senza cercare distrazioni o compensi; e avrei atteso il tuo nuovo risveglio, lusingandomi che potesse avvenire…. Ora no! Tu sei di quegli infelici che hanno superbamente difformato la propria intelligenza, il proprio cuore, e li hanno resi inumani…. Se non sentissi una gran pietà di te, non ti avrei detto niente. Non vorrei vederti fingere, perchè capisco quanto deve costarti. A che scopo, Dario? Rispondi: a che scopo?

C'era tanto dolore e tanta tenerezza nella sua voce, che avrei dovuto sentirmi spietrare il cuore, e buttarmele ai piedi per chiederle perdono. Le rivolsi una dura occhiata, mordendomi le labbra. Si era appoggiata con le spalle al tronco di un albero, e il pallore del suo viso risaltava tra i riflessi verdi delle foglie, tra le piccole chiazze d'oro con cui il sole, infiltrandosi a traverso i rami, ne punteggiava i folti capelli neri, la camicietta grigia, stretta ai fianchi da larga cintura di cuoio, e la gonna di color rosso cupo che il sole sembrava avesse spruzzata qua e là di vivo sangue…. La ho davanti agli occhi, dopo tanti anni, fissata nella memoria dall'iroso dispetto che in quel momento mi rendeva più avverso a colei della cui pietà mi sentivo offeso, quasi al danno fattomi ella osasse di aggiungere ora anche lo scherno.

Ma ella insisteva:

—Rispondi, Dario: a che scopo?

—Tu e mia madre,—feci cupamente,—dovreste lasciarmi covare il mio dolore, non occuparvi di me, tollerarmi se vi riesce. Ho fatto di tutto per nascondervelo. Passerà, forse, come passa ogni cosa in questo mondo. Mi sento però mortalmente colpito.

—È mai possibile, Dario, che un uomo come te si lasci abbattere dal crollo di una fantasticheria?…

—Era l'unica ragione della mia esistenza!

—Come sei spietato, Dario!

—Non vuoi tu che non finga, che non mentisca?