—Vorrei pure ben altro da te: uno sforzo, uno scatto di virilità, un impeto di resistenza.
—Non sono mai stato giovane. Non sono mai stato neppure fanciullo. Il mio triste destino è cominciato a svolgersi fin dalla culla. Mia madre mi ha visto crescere con lungo stento. Mio padre, un forte, aveva quasi sdegno di me. Forse, se egli fosse vissuto ancora, mi avrebbe risparmiato di commettere lo sbaglio che contrista te e mia madre. Io avrei dovuto vegetare e morire come una di quelle gracili pianticine selvatiche che non si sa perchè nascano, che non fanno fiori, che non danno frutto, che il sole inaridisce o il vento strappa alle rocce dove han trovato quasi un rifugio….
—T'inganni, Dario!
Mi prese per una mano, attirandomi. Ebbi la durezza di svincolarmi.
—Ero venuta da te con tanta gioia,—ella continuò dolorosamente,—con tanta ferma risoluzione di sollevarmi fino alla tua altezza e riuscire di esser degna del tuo nobile affetto. Ah, se allora, avessi saputo che tu avresti preteso da me l'impossibile, quel che nessuna volontà, nessun estremo sacrificio mi avrebbe mai concesso di darti!… E tu mi porti rancore di questo, come di una colpa, volontariamente commessa, come di un vilissimo tradimento…. Non dire di no!… Ne ho pianto in segreto, per non affliggerti di più. Tua madre ed io vorremmo confortarti, consolarti, e non sappiamo come. Abbiamo quasi paura di te noi due povere donne che daremmo volentieri la nostra vita per renderti felice.
—Paura di me?
—Non sdegnarti, se non so esprimermi bene. Son tante settimane che avrei voluto dirti quel che finalmente ti ho detto oggi. Tua madre mi consigliava:—Lascialo stare! Se sapesse il male che ti fa, diverrebbe più intrattabile, non per cattiveria.—è buono, immensamente buono—ma per vedersi ridotto suo malgrado a far del male a qualcuno.—Ed io invece ho pensato: E perchè devo permettere che egli inconsapevolmente mi faccia del male? Mi sarà grato di averlo avvertito; dovrebbe essermi grato! Per questo ho disobbedito alla mamma. Ne sono punita! Dunque tra te e me non c'è più niente, niente oltre il legame civile e religioso che ti è divenuto pesante catena?
—Oh, Fausta! Me ne fai accorgere ora tu; non mi è passato per la mente neppure un istante in questi miserrimi mesi! Perchè non hai taciuto? Perchè hai voluto rendermi più infelice? Ero così sopraffatto dal mio dolore che non mi preoccupavo punto del dolore degli altri!… Quel mio sogno distrutto….
—Possiamo riprendere e sognarlo. Sarebbe così bello, così dolce! Non mi dicesti un giorno: Sarà per un'altra volta; possiamo attendere?
—Non spero più! Certi sogni non si risognano!